Solo cinque minuti

Solo cinque minuti

Questo post nasce dall’esperienza… del tutto personale.

Ho un caro amico che arriva sempre con almeno mezzora di ritardo e non c’è possibilità di sorta… E’ sempre in ritardo… abbiamo persino iniziato a dargli gli orari sbagliati per farlo arrivare in tempo, ma senza successo.

Come mai? Perché probabilmente pensa di essere dotato di teletrasporto: esce di casa all’ora dell’appuntamento, senza considerare il tragitto.

Il punto è che se lo può permettere se esce con gli amici, ma se si tratta di prendere un treno o vedere uno spettacolo, sappiamo tutti che le cose vanno avanti indipendentemente da noi e anche da lui 😉

In verità, lo ammetto arrivo anch’io in ritardo, mi capita, infatti, di essere qualche minuto oltre l’ora pattuita con le persone con le quali mi sento tranquilla, ma non appena il mio ritardo può creare problemi ad altri, vedi un appuntamento di lavoro, o importanti per me, vedi un viaggio, allora la regola non vale. E soprattutto, mai più di 5 minuti.

La ragione del mio ritardo è che di solito faccio troppe cose prima di uscire e non perché non considero il tempo che ci metto o dei possibili imprevisti, solo vorrei anch’io di tanto in tanto avere cinque minuti in più per portarmi avanti con le cose fatte.

Il punto è che il mio tempo vale tanto quanto quello degli altri e per quanto cinque minuti non cambiano la vita… beh, non voglio mancare di rispetto a chi mi attende e arrivare in ritardo.

Sì, di fatto il ritardo è una cattiva abitudine, una mala educazione.

Una cattiva abitudine nel non considerare tutti gli aspetti della faccenda: il tempo del tragitto, il nostro per uscire, e cioè prepararsi per lasciare casa, e quello dell’imprevisto.

Impara a calcolare questi tre tempi e a dare rispetto non solo al tuo tempo, ma a quello di tutti… il ritardo sarà solo un ricordo!

Evoluzioni

Evoluzioni

Questo è un mese speciale per me: è il mese del mio compleanno e la prossima settimana scatta una cifra tonda tonda – ups – e per questo ho voluto dedicare il mese al concetto di evoluzione.

Sì, perché noi non siamo gli stessi in tutta la vita, cambiamo noi e cambiano le nostre esigenze.

E di questo dobbiamo esserne consapevoli, perché non tutte le cose ci accompagneranno per sempre, anche le cose alle quali siamo molto affezionati prima o poi si romperanno, saranno troppo lise per essere portate, non andranno più bene. Tutte queste cose prenderanno un’altra strada e noi dovremmo essere capaci di lasciarle andare.

Dobbiamo anche essere capaci di vedere questi cambiamenti come una parte positiva di crescita.

Ciò che ci accompagna: gli oggetti, le persone che frequentiamo, le attività con le quali occupiamo il nostro tempo, sono ciò che fa noi quello che siamo, quindi ogni tempo ha le sue necessità, i suoi ritmi, i suoi compagni di viaggio. E non si passa da una fase all’altra senza aver chiuso la precedente.

Una sola cosa a mio avviso non va persa ed è la passione della scoperta di essere bambini: la voglia di provare, di giocare e di sperimentare. Perché questo è il motore della nostra evoluzione.

Quindi sii partecipe della tua evoluzione e lascia andare ciò che non è più parte di te: oggetti che non ti rappresentano, persone che non ti ascoltano, attività che ti frenano.

Datti sempre la possibilità di essere il meglio di ciò che sei!

Pianifica azioni

Pianifica azioni

Una montagna si scala in piccoli passi. Quante volte l’hai sentito dire? Forse troppe, però questa massima nasconde degli spunti interessanti e fastidiosamente veri.

La prima cosa sono i passi. E sottolineo passi, non balzi. Questo vuol cose tangibili concrete, che tengano stabili al suolo, che non ti facciano perdere l’equilibrio. E questo è un grande segreto della pianificazione.

Molto in sintesi… Pianifica azioni, non idee.

Passi, non balzi.

Il segreto dunque è definire delle azioni concrete, semplici, tangibili, realizzabili. Solo così i tuoi passi ti terranno saldo al tuo progetto e ti porteranno alla tua meta. Solo così non perderai di vista l’obiettivo e passo dopo passo lo raggiungerai.

Pare una cosa piccola e banale, ma spesso i progetti che falliscono dipendono proprio dal non tradurre i passi in singole azioni concrete.

Ad esempio, se penso a prendere in mano un progetto di un viaggio, sì, posso pensare a tutti i posti che desidero vedere e le cose che amo fare, ma la prima azione da fare sarà concretamente prendere le ferie e decidere dove voglio andare. Questa dovrà essere messa nella to do list e non un generico “vacanze”.

Se hai deciso che il tuo prossimo progetto è studiare chitarra il primo step sarà concretamente “cercare i corsi di chitarra in città”, e questo dovrai mettere in agenda, non “imparare a suonare la chitarra” perché questo secondo modo di scrivere le cose non è concreto, tangibile, non ti porta a mettere in atto l’azione vera e propria di cosa c’è realmente da fare.

È come se uno sportivo mettesse in agenda “vincere le olimpiadi”. La vittoria è la cima della montagna, ma ogni giorno ci sarà in agenda allenamento e, nel dettaglio, tutti gli esercizi dell’allenamento, con tutte le serie e i recuperi.

Il secondo aspetto che voglio sottolineare è l’aggettivo “piccoli”.

Cosa intendo? Che è molto bello e costruttivo pensare in grande ma la verità è che:

se vogliamo far diventare un piano concreto e realizzabile dobbiamo dividerlo in parti più piccole.

Solo così sarà affrontabile e solo così potremmo poi dedicarci a realizzarne tutte le parti.

Quindi se devo riordinare casa, è meglio iniziare da una singola stanza, se penso al mio ufficio, meglio partire dalla scrivania. Questo vale anche per i grandi progetti: se penso di voler imparare una nuova lingua, prima imparerò le costruzioni verbali semplici. Sarebbe inutile iniziare a leggere un libro di un autore madrelingua cercando tutti i vocaboli, non credi?

Spezzettare i progetti in piccole azioni è molto utile per suddividere il carico di energia: ogni singolo passo sarà ben più affrontabile dell’intero progetto. E una volta concluso questo la motivazione rimarrà alta, perché comunque qualcosa è stato portato a termine dall’inizio alla fine.

Suddividere un grande progetto in piccoli passi è molto utile anche perché ci permette di gratificarci ad ogni passo fatto. Certo, non dovranno essere gratificazioni immense, quelle arriveranno una volta raggiunta la cima della montagna, ma di certo un piccolo riconoscimento ci sta.

Quindi ricorda, la cima si raggiunge, ma un passo alla volta, piccolo e concreto.

E il tuo progetto qual è? Se non sai come rendere la tua idea realtà tangibile, chiamami, sono la persona giusta per aiutarti a pianificarlo!

Il caos della pianificazione

Il caos della pianificazione

Se ti dicessi che pianificare non significa avere tutto ordinato e in una perfetta sequenza, mi prenderesti per matta?

E invece è proprio così, creare un piano di lavoro non significa solo avere tutto in ordine e perfetto, o almeno, non è questo il primo passo.

Il primo passo è confusione, è libertà di idee, è saper volare alto, è considerare tutti i punti di vista. Di fatto è brainstorming.

Un buon progetto funziona se è chiaro il tuo obiettivo, perché lo fai e cosa significa per te.

Se non hai chiaro tutto questo al primo momento di incertezza cambierai strada, salterai una parte o metterai in dubbio il tuo piano di azione.

Quindi il primo passo è definire l’obiettivo. E per definirlo al meglio devi farti mille domande sul perché, su cosa significa e su tutte le sue sfaccettature.

Si tratta per l’appunto di un brainstorming e di un’analisi del proprio pensiero, senza giudizio e senza barriere.

E proprio perché si tratta di pensiero non è necessariamente lineare, non è ordinato e soprattutto ha i suoi tempi.

Quindi la riflessione è: hai definito chiaramente il tuo obiettivo?

Hai dato modo alla tua mente di capirlo chiedendoti perché lo vuoi raggiungere e cosa significa per te?

Hai dato alla tua mente il tempo di digerirlo e accettarlo?

Bene, se hai fatto questo, hai definito la tua stella polare e verso quella, e verso nessun’altra, dovrai puntare.

Una volta chiarito il tuo obiettivo, la tua stella polare, il mio consiglio è di tenerlo sempre a portata di mano o a vista.

Puoi ad esempio scriverlo nero su bianco all’inizio del quaderno che userai per quel progetto, oppure appenderlo alla parete. Può anche essere molto utile raccogliere delle frasi che ti aiutino a riassumere il concetto e a motivarti.

Se invece sei una persona visiva puoi creare un insieme di immagini e visualizzarlo.

Non ha importanza come lo realizzi, l’importante è sia sempre con te per portarti sulla retta via.

Punta alla tua stella polare!

Pianificare serve davvero?

Pianificare serve davvero?

Pianificare è utile, è una semplice verità, che però è altrettanto scomoda da accettare.

Quante volte infatti ci facciamo sorprendere dalle cose all’ultimo minuto con l’idea che è meglio vivere il presente e godersi le cose al momento? Ecco, questo, in verità è un controsenso. Già, perché per godersi appieno le cose è necessaria un po’ di pianificazione.

Lo so, pensarla così dà fastidio, soprattutto se non ami prendere in mano il calendario e decidere, ora, una volta per tutte, il da farsi. Eppure, se non segni dei giorni di vacanza quando possono andar bene a te, rischi di non farli mai o di essere obbligato a prenderli quando non ti sono utili. Se non segni dei momenti per studiare, per la formazione personale, non crescerai mai… e così potrei continuare a lungo.

Vale per i grandi progetti, ma anche per le piccole cose di tutti i giorni: se non pianifichi cosa hai voglia di mangiare durante la settimana, rischi di mangiare sempre la stessa cosa o di sentirti stressato dal fatto che devi decidere “anche oggi” cosa mangiare.

Di fatto non pianificare alcune cose significa lasciarsi trasportare dal turbine degli eventi e agire molto spesso sotto l’effetto dell’urgenza e della necessità del momento.

Diciamo che se non prendi un po’ di tempo per pianificare le cose puoi incorrere nel rischio di sentire sempre qualcos’altro come un po’ più urgente: ma sì dai… aggiungo anche quest’appuntamento, tanto la mezza giornata per me la posso prendere anche domani…

Si tratta, in altre parole, di una scelta rimandata, di un continuo procrastinare.

Ma l’aspetto che più mi spiace è che in verità è un modo per non godersi appieno le cose.

Solo se avrò sbarrato delle giornate per me stessa in agenda potrò pensare a dove mi piacerebbe rilassarmi o cosa vorrei fare in un momento di relax. Solo se a casa avrò tutti gli ingredienti del mio piatto preferito potrò farlo al volo una serata nella quale ne sentirò il bisogno.

Questo è un po’ il peccato della mancanza di pianificazione, il non poter godere al cento per cento di una cosa e di non potersi dedicare alle piccole cose che la circondano e che possono rendere un momento davvero speciale.

Diciamo, molto in sintesi, che bisogna dire sì alla pianificazione, ma proprio per aver modo di incasellare tutte quelle attività che di programmazione non ne hanno: tutti i tuoi momenti creativi e ricarica energie!

Quindi, basta procrastinare, da oggi si inizia a pensare oltre e a pianificare! In cima alla lista ci mettiamo gli obiettivi dell’anno, i progetti personali, il nostro tempo di relax e poi a scendere tutti i progetti di lavoro.

E se la pianificazione non è il tuo forte… beh, ti accompagno io passo passo a partire dal prossimo post!