La salute in un trillo

La salute in un trillo

Una cosa che voglio rimettere nella lista delle cose da fare e nella quale non sono stata molto brava negli ultimi mesi è la mia routine mattutina.
Un po’ per il caldo, un po’ perché sono stata spesso fuori casa, la mia sessione di stretching mattutina è saltata.

Perché te lo racconto? Perché facendolo mi viene spesso in mente la mia insegante che ci ricordava che molte dei nostri dolori e contratture dipendono proprio dalle cattive abitudini in ufficio.

Spesso stiamo seduti troppo tempo di seguito, stiamo seduti in posizioni scomode. E soprattutto, ogni volta che il lavoro si fa pesante ci concentriamo su quello e pian piano iniziamo a non pensare a noi.

Ci hai mai pensato?

Arriva una mail che ci infastidisce e pian piano stringiamo le spalle, passa un collega che ci da fastidio e la mascella si serra, pensiamo solo al lavoro e non respiriamo più con la pancia.

In breve, ci accartocciamo su noi stessi.

Inevitabilmente l’attenzione non può essere sempre sul nostro benessere e sul nostro corpo, ma allo stesso tempo non possiamo dimenticarcene.

Quindi a metà mattina, e se puoi, una volta ogni paio d’ore, metti una sveglia, se possibile un suono gradevole e leggero.

E quando suona mi ricordo di raddrizzare le spalle, di fare un respiro profondo. È un attimo, ma anche questa è cura di sé, anche questa è un’abitudine a volersi bene!

#unminutoperme

#unminutoperme

Forse avrai notato che il mercoledì nei miei canali social esce un post dal titolo #unminutoperme .

Da cosa nasce quest’idea? Dal fatto che a volte bastano solo pochi minuti di pausa per ricaricarsi un po’, per mettere il punto e ricominciare con uno slancio in più.  

La nostra giornata è fatta di lavoro, di ore intense, ma anche di pause, di tempo per sé. Come sai a questo concetto tengo tanto, perché spesso ci si dimentica che la pausa vale tanto quanto il lavoro.  

E se nel momento di lavoro si lavora, e intendo lavoro vero, focalizzato, produttivo ed efficace; in quello di pausa… ci si riposa. Non si fa un secondo lavoro (guardare le mail personali), non si perde tempo inutilmente (guardando i social a caso) non si salta la pausa perché in quel momento non si stanchi… poi il fisico chiederà il conto.  

Ma la pausa non è solo quella lunga e cioè la pausa pranzo o il tempo per te, quando non lavori.  

Esistono anche le “micropause”, quelle che fai per pensare a te, quelle che richiedono pochi minuti.

Queste sono quelle che chiamo #unminutoperme e che servono a fare il punto, a rimettere in ordine le priorità, a fare ordine mentale e non solo.  

Significa ricordarsi di riposare gli occhi dal pc ogni tanto, ascoltare una canzone che ci piace per ricaricarci, pensare a cosa farai nella tua pausa lunga, ecco quindi il fatto di pensare al titolo del prossimo libro o alla mostra da vedere o alle vacanze da pianificare. 

Vuol dire anche chiudere gli occhi un minuto e ascoltarsi o darsi nuova energia con un messaggio o una chiamata ad una persona cara.  

Questi minuti danno qualità alla tua giornata e al tuo lavoro. Danno energia e positività alla tua persona, non resta che ricordarsi di metterli in agenda proprio come tutti gli altri, altrettanto importanti delle faccende di lavoro! 

E il tuo minuto per te qual è?  

Raccontamelo nei commenti, e lo aggiungerò nei prossimi post del mercoledì! 

#distratting

#distratting

Oggi non sono riuscito a fare nulla, mi hanno interrotto in continuazione!

Ti capita mai di dirlo o di pensarlo? Ma le cose stanno proprio così?

Mi spiego meglio. Prova a pensare ad un ricordo di tanto tempo fa, ad esempio una cosa che ti è successa da bambino. Cosa ricordi?
Di solito ci rimane in mente un particolare ben definito, chiaro. Magari il colore di un vestito, un particolare di una stanza, magari una frase che qualcuno ci ha detto. Ma se poi pensi meglio al contorno della situazione non riesci a descriverlo. Non ricordi bene dove ti trovavi, con chi eri o quanti anni avevi.

In effetti ci ricordiamo solo le cose che hanno lasciato un segno, ciò che per noi è importante e che possiede un significato in positivo, il profumo di casa, o in negativo, il rimprovero dell’insegnante, ma molto spesso le sfumature nel tempo si perdono.

E così succede anche nella nostra vita quotidiana: se ti chiedessi cosa hai mangiato la settimana scorsa, probabilmente non te lo ricorderesti, riusciresti a ricavare l’informazione pensando a cosa hai fatto, dove sei stato, ma non necessariamente sapresti elencarmi tutti i pasti. Se invece la settimana scorsa c’è stato un pranzo importante, una festa, una ricorrenza, tutto sarebbe più facile.

Dove voglio arrivare?

Al fatto che, anche nella quotidianità, la percezione del tempo dipende da quanto una cosa ci emoziona, in positivo o in negativo.

Così, se ti chiedessi quante volte sei stato interrotto al lavoro, potresti dirmi “tante”, se questo ti ha molto infastidito, perché magari stavi cercando di lavorare in modo continuativo, o potresti dirmi “poche” se magari il lavoro era noioso e quelle interruzioni hanno dato un po’ di colore alla giornata.

Quindi… quello che ti suggerisco oggi è: annotale.

Per un giorno crea la tua lista #distratting!

Tutte le volte che qualcosa ti interrompe, segnalo nell’elenco e se puoi aggiungi anche il tempo delle interruzioni.

Poi a fine giornata scorri la lista e somma il tempo: quanto tempo hai realmente impiegato in queste distrazioni? In queste perdite di tempo?

Potresti scoprire che sono meno di quelle che pensi! Potresti anche scoprire che alcune cose che ti distraggono sono cose che ti fanno piacere e che devi solo pianificare meglio nella tua giornata: il collega che ti chiede aiuto non è per te un peso, ti fa piacere poter condividere la tua esperienza, ma non ti piace che ti venga chiesto in momenti casuali della giornata.
Ricordati anche che alcune interruzioni non sono eliminabili: il postino che arriva quando deve.

Quindi, ricapitolando, di che natura sono le interruzioni?

Se sono “tempo perso”, ora sai quante sono e quanto tempo ti rubano. Questo è il primo passo per eliminarle. Usi i social per lavoro e poi perdi un’ora a guardare gli ultimi post? Datti un tempo per navigare 😉

Se non sono tempo perso, sono gestibili. E qui, intervengo io, aiutandoti ad organizzare meglio il tuo tempo. Se imparerai a gestire bene le mail, non interromperanno il tuo lavoro. Così si può evitare che il tuo ufficio sia un continuo andirivieni di colleghi impostando una buona comunicazione di informazione nel gruppo di lavoro.

Ma, ricorda, il primo passo è sempre la consapevolezza.
Quindi crea la tua lista #distratting e inizia a vedere se veramente la tua percezione corrisponde alla realtà e verifica di quanto tempo si tratta.

Poi… impariamo a gestire meglio il tuo tempo insieme!

Il lavoro sospeso

Il lavoro sospeso

Mi è sempre piaciuto il concetto di sospeso: il caffè sospeso, il libro sospeso… e recentemente a Venezia ho visto anche l’ombra sospesa.

Sai di cosa di tratta? Ha una storia lunga e un suo perché.

“Il caffè sospeso (in napoletano ‘O cafè suspiso) è un’abitudine filantropica e solidale, un tempo viva nella tradizione sociale napoletana. Viene posto in essere dagli avventori dei bar di Napoli mediante il dono della consumazione di una tazzina di caffè espresso a beneficio di uno sconosciuto.” (cit. Wilkipedia)

Trovo sia bello lasciare un regalo, e soprattutto di qualcosa che può arricchire la tua giornata, come il piacere di un caffè o di una buona lettura.

Quello che invece mi trova meno d’accordo è il lavoro sospeso.

Di cosa si tratta? Si tratta di tutti quegli impegni lavorativi che se non sono portati a termine interrompono il lavoro altrui.

Spesso, nel lavorare con altre persone, mi è capitato di concordare metodi e suddivisioni di lavoro e altrettanto spesso, anche se è stata decisa una comune strategia, le scadenze slittano oltre… senza possibilità di chiudere la questione.

Il punto è che il più delle volte non si pensa che così facendo si sta rallentando, se non bloccando, il lavoro altrui. Ancora una volta una cattiva gestione del tempo, una mancanza di responsabilità, fa sì che il risultato sia un cattivo lavoro o un’espressione di maleducazione.

Quindi, la questione è molto semplice: quando comunichi la tua disponibilità a collaborare, pensa anche se lo puoi fare in termini di tempo ed energie, se non è così, beh… allora sai già che non farai un buon lavoro, sarai comunque professionista, svolgendo il tuo lavoro, ma maleducato.

Imparare a dire di no non è facile, ma ci fa lavorare meglio e in maniera più produttiva ed efficace e anche questo è un aspetto della gestione del proprio tempo e del proprio lavoro.

Dunque, quando prendi l’impegno di partecipare ad un convegno, a un incontro, quando metti in atto una collaborazione e sai che dovrai preparare dei materiali, considera anche come organizzare il tuo lavoro per non sospendere quello altrui.

Perché insisto tanto? Perché si pensa sempre in un verso, ma vedila al contrario: tu lavori bene se non puoi fare il tuo lavoro? Se sei in urgenza e in affanno per il lavoro dell’ultimo minuto altrui? Fai più o meno errori? Conosco già la risposta, giusto?

Quindi fai in modo di non essere questa causa di stress e sii un professionista educato che sospende il lavoro… solo per una bella vacanza!

Solo cinque minuti

Solo cinque minuti

Questo post nasce dall’esperienza… del tutto personale.

Ho un caro amico che arriva sempre con almeno mezzora di ritardo e non c’è possibilità di sorta… E’ sempre in ritardo… abbiamo persino iniziato a dargli gli orari sbagliati per farlo arrivare in tempo, ma senza successo.

Come mai? Perché probabilmente pensa di essere dotato di teletrasporto: esce di casa all’ora dell’appuntamento, senza considerare il tragitto.

Il punto è che se lo può permettere se esce con gli amici, ma se si tratta di prendere un treno o vedere uno spettacolo, sappiamo tutti che le cose vanno avanti indipendentemente da noi e anche da lui 😉

In verità, lo ammetto arrivo anch’io in ritardo, mi capita, infatti, di essere qualche minuto oltre l’ora pattuita con le persone con le quali mi sento tranquilla, ma non appena il mio ritardo può creare problemi ad altri, vedi un appuntamento di lavoro, o importanti per me, vedi un viaggio, allora la regola non vale. E soprattutto, mai più di 5 minuti.

La ragione del mio ritardo è che di solito faccio troppe cose prima di uscire e non perché non considero il tempo che ci metto o dei possibili imprevisti, solo vorrei anch’io di tanto in tanto avere cinque minuti in più per portarmi avanti con le cose fatte.

Il punto è che il mio tempo vale tanto quanto quello degli altri e per quanto cinque minuti non cambiano la vita… beh, non voglio mancare di rispetto a chi mi attende e arrivare in ritardo.

Sì, di fatto il ritardo è una cattiva abitudine, una mala educazione.

Una cattiva abitudine nel non considerare tutti gli aspetti della faccenda: il tempo del tragitto, il nostro per uscire, e cioè prepararsi per lasciare casa, e quello dell’imprevisto.

Impara a calcolare questi tre tempi e a dare rispetto non solo al tuo tempo, ma a quello di tutti… il ritardo sarà solo un ricordo!