Pianifica azioni

Pianifica azioni

Una montagna si scala in piccoli passi. Quante volte l’hai sentito dire? Forse troppe, però questa massima nasconde degli spunti interessanti e fastidiosamente veri.

La prima cosa sono i passi. E sottolineo passi, non balzi. Questo vuol cose tangibili concrete, che tengano stabili al suolo, che non ti facciano perdere l’equilibrio. E questo è un grande segreto della pianificazione.

Molto in sintesi… Pianifica azioni, non idee.

Passi, non balzi.

Il segreto dunque è definire delle azioni concrete, semplici, tangibili, realizzabili. Solo così i tuoi passi ti terranno saldo al tuo progetto e ti porteranno alla tua meta. Solo così non perderai di vista l’obiettivo e passo dopo passo lo raggiungerai.

Pare una cosa piccola e banale, ma spesso i progetti che falliscono dipendono proprio dal non tradurre i passi in singole azioni concrete.

Ad esempio, se penso a prendere in mano un progetto di un viaggio, sì, posso pensare a tutti i posti che desidero vedere e le cose che amo fare, ma la prima azione da fare sarà concretamente prendere le ferie e decidere dove voglio andare. Questa dovrà essere messa nella to do list e non un generico “vacanze”.

Se hai deciso che il tuo prossimo progetto è studiare chitarra il primo step sarà concretamente “cercare i corsi di chitarra in città”, e questo dovrai mettere in agenda, non “imparare a suonare la chitarra” perché questo secondo modo di scrivere le cose non è concreto, tangibile, non ti porta a mettere in atto l’azione vera e propria di cosa c’è realmente da fare.

È come se uno sportivo mettesse in agenda “vincere le olimpiadi”. La vittoria è la cima della montagna, ma ogni giorno ci sarà in agenda allenamento e, nel dettaglio, tutti gli esercizi dell’allenamento, con tutte le serie e i recuperi.

Il secondo aspetto che voglio sottolineare è l’aggettivo “piccoli”.

Cosa intendo? Che è molto bello e costruttivo pensare in grande ma la verità è che:

se vogliamo far diventare un piano concreto e realizzabile dobbiamo dividerlo in parti più piccole.

Solo così sarà affrontabile e solo così potremmo poi dedicarci a realizzarne tutte le parti.

Quindi se devo riordinare casa, è meglio iniziare da una singola stanza, se penso al mio ufficio, meglio partire dalla scrivania. Questo vale anche per i grandi progetti: se penso di voler imparare una nuova lingua, prima imparerò le costruzioni verbali semplici. Sarebbe inutile iniziare a leggere un libro di un autore madrelingua cercando tutti i vocaboli, non credi?

Spezzettare i progetti in piccole azioni è molto utile per suddividere il carico di energia: ogni singolo passo sarà ben più affrontabile dell’intero progetto. E una volta concluso questo la motivazione rimarrà alta, perché comunque qualcosa è stato portato a termine dall’inizio alla fine.

Suddividere un grande progetto in piccoli passi è molto utile anche perché ci permette di gratificarci ad ogni passo fatto. Certo, non dovranno essere gratificazioni immense, quelle arriveranno una volta raggiunta la cima della montagna, ma di certo un piccolo riconoscimento ci sta.

Quindi ricorda, la cima si raggiunge, ma un passo alla volta, piccolo e concreto.

E il tuo progetto qual è? Se non sai come rendere la tua idea realtà tangibile, chiamami, sono la persona giusta per aiutarti a pianificarlo!

Pianificare serve davvero?

Pianificare serve davvero?

Pianificare è utile, è una semplice verità, che però è altrettanto scomoda da accettare.

Quante volte infatti ci facciamo sorprendere dalle cose all’ultimo minuto con l’idea che è meglio vivere il presente e godersi le cose al momento? Ecco, questo, in verità è un controsenso. Già, perché per godersi appieno le cose è necessaria un po’ di pianificazione.

Lo so, pensarla così dà fastidio, soprattutto se non ami prendere in mano il calendario e decidere, ora, una volta per tutte, il da farsi. Eppure, se non segni dei giorni di vacanza quando possono andar bene a te, rischi di non farli mai o di essere obbligato a prenderli quando non ti sono utili. Se non segni dei momenti per studiare, per la formazione personale, non crescerai mai… e così potrei continuare a lungo.

Vale per i grandi progetti, ma anche per le piccole cose di tutti i giorni: se non pianifichi cosa hai voglia di mangiare durante la settimana, rischi di mangiare sempre la stessa cosa o di sentirti stressato dal fatto che devi decidere “anche oggi” cosa mangiare.

Di fatto non pianificare alcune cose significa lasciarsi trasportare dal turbine degli eventi e agire molto spesso sotto l’effetto dell’urgenza e della necessità del momento.

Diciamo che se non prendi un po’ di tempo per pianificare le cose puoi incorrere nel rischio di sentire sempre qualcos’altro come un po’ più urgente: ma sì dai… aggiungo anche quest’appuntamento, tanto la mezza giornata per me la posso prendere anche domani…

Si tratta, in altre parole, di una scelta rimandata, di un continuo procrastinare.

Ma l’aspetto che più mi spiace è che in verità è un modo per non godersi appieno le cose.

Solo se avrò sbarrato delle giornate per me stessa in agenda potrò pensare a dove mi piacerebbe rilassarmi o cosa vorrei fare in un momento di relax. Solo se a casa avrò tutti gli ingredienti del mio piatto preferito potrò farlo al volo una serata nella quale ne sentirò il bisogno.

Questo è un po’ il peccato della mancanza di pianificazione, il non poter godere al cento per cento di una cosa e di non potersi dedicare alle piccole cose che la circondano e che possono rendere un momento davvero speciale.

Diciamo, molto in sintesi, che bisogna dire sì alla pianificazione, ma proprio per aver modo di incasellare tutte quelle attività che di programmazione non ne hanno: tutti i tuoi momenti creativi e ricarica energie!

Quindi, basta procrastinare, da oggi si inizia a pensare oltre e a pianificare! In cima alla lista ci mettiamo gli obiettivi dell’anno, i progetti personali, il nostro tempo di relax e poi a scendere tutti i progetti di lavoro.

E se la pianificazione non è il tuo forte… beh, ti accompagno io passo passo a partire dal prossimo post!

Lavorare a cinque sensi

Lavorare a cinque sensi

Il tuo luogo di lavoro è il posto dove passi la maggior parte delle ore della tua giornata. Quindi non credere di perdere tempo se lo riordini o se lo fai diventare come ti piace, anzi, se quando ci entri pensi che sia un posto piacevole e dove ti senti proprio te stesso… beh, stai aiutando la tua concentrazione e la tua produttività!

Allo stesso modo alleggerirlo di tutto ciò che non è lavoro, ti fa lavorare meglio! Già, il tuo luogo di lavoro non è il salotto di casa, non è il posto dove fai anche ginnastica. Evita le distrazioni, lascia fuori ciò che ti rende difficile lavorare.

Non può poi mancare una piccola nota di sostenibilità verso il nostro “corpo” di lavoratori, come ti raccontavo in questo post: tieni la superficie di lavoro libera, fai in modo che ci sia quanta più luce naturale possibile, ma non diretta, cambia l’aria e tieni una temperatura gusta.

Il tocco in più che mi piacerebbe aggiungessi oggi è un elemento leggero e divertente che non deve esserci sempre, ma di tanto in tanto, quando ne hai bisogno. Un elemento che ti faccia lavorare a cinque sensi. Ad esempio?

Ad esempio, un profumo, un’essenza.

Lo sai che il nostro olfatto è uno dei sensi più arguti? Ti capita mai di sentire un odore per strada e… bam! Come per magia, il ricordo è affiorato in un nano secondo! Eh, sì l’olfatto è una delle nostre memorie più forti.

Quindi perché non usarlo per rendere il tuo lavoro un po’ più allegro, un po’ più tuo, e sicuramente più motivante?

Armati dunque di candele profumate se vuoi un ufficio un po’ più hygge, o di un buon diffusore con un’essenza agli agrumi o alla menta se vuoi un po’ di sprint in più!

Provalo e poi raccontami come va 😉

Serve un timer?

Serve un timer?

Organizzazione e tempo, come farli andare a braccetto se non con un timer? Ma è davvero utile?

Oggi ti racconto tre occasioni nelle quali è utile imparare il settaggio dei tuoi allarmi, magari con una musica soft e dedicata, eliminando bip bip e vibrazioni 😉

Per focalizzare la mente

Non vuoi proprio dimenticare di chiamare qualcuno ad un’ora precisa? Vuoi non scordare una commissione? Hai il timore di dimenticare una ricorrenza?

Aiuta la tua mente a porre l’attenzione su ciò che è importante nel momento nel quale lo diventa: imposta un timer o un promemoria quando vuoi eseguire il tuo compito importante.

Così facendo sarai libero di pensare ad altro finché non suona e non avrai lo stress di tenere tutto a mente.

Per sollevare la mente

Tutte le volte che non vuoi pensare a quanto tempo hai ancora a disposizione, ma vuoi pensare solo a ciò che stai facendo, ecco che un timer torna in aiuto.

È sicuramente lo strumento principale per la tecnica del Pomodoro, che aiuta a mantenere focalizzata la nostra attenzione per ben 25 minuti, per poi regalarci 5 minuti di pausa.

A me però piace declinarlo anche in altre circostanze, ad esempio nella mia routine mattutina quando faccio un po’ di esercizi. Per potermi dedicare mente e corpo allo stretching faccio partire il timer, così ci pensa lui a farmi sapere quando il mio tempo è finito. È un modo per rilassarmi che mi permette di non continuare a controllare se c’è ancora spazio per un altro esercizio o meno.

Per risvegliare la mente

Gira e rigira comunque la sveglia è un timer.. che controlla per noi il tempo del sonno.

E gira e rigira per non essere sempre all’ultimo minuto non resta che alzarsi prima.

Quindi non devi fare altro che anticipare la tua sveglia mattutina. Non dico di dormire ore o mezz’ore in meno, ma già dieci o quindici minuti possono fare la differenza. Puoi, ad esempio, alzarti con più calma e non uscire di corsa.

Se vuoi più tempo, inizia prima 😉

E tu, per cosa userai il tuo timer?

Antifragilità

Antifragilità

Ogni anno mi piace iniziare con un post che parli di ambiente. Ti ho parlato di sostenibilità e di resilienza. Sono tutti parte di un percorso che collega ambiente e organizzazione. Quest’anno facciamo un passo verso ciò che va oltre la resilienza, verso l’antifragilità.

Se ti chiedo cosa significa fragile, cosa ti viene in mente?

Qualcosa che si rompe, che va trattato con cura, che è delicato.

Se ti chiedo di definire il contrario, cosa ti viene in mente? Forse il termine “resistente” o il termine “robusto”. Ma si tratta proprio del contrario di fragile?

Una casa può essere robusta, ma sotto l’effetto di un tornado può non essere “non fragile” e andare in mille pezzi.

Una scatola di cartone può reggere il peso di molti libri se posti nel verso giusto, ed essere quindi molto resistente, ma se il cartone è girato in senso opposto, si piega come la carta, e risulta quindi fragile.

Forse il contrario di fragile non è dunque robusto o resistente, o almeno non lo è necessariamente.

Così infatti accade in natura, i sistemi non fragili sono i sistemi complessi, vari, ricchi di biodiversità: i boschi maturi, le dune ricche di vegetazione, le praterie in fondo al mare. Si tratta di ambienti che oltre ad essere resilienti sono anche ricchi di biodiversità, al loro interno cioè contengono tante specie diverse.

Grazie alla loro natura nei momenti di crisi questi sistemi sono in grado di attuare molteplici strategie. Il passo in più rispetto alla resilienza è proprio questo, sono in grado di superare un evento negativo, agendo, ma soprattutto  agendo evolvendosi, facendo un passo oltre.

Penso a tutti i boschi che sono stati devastati nel bellunese dal grande vento dell’ottobre scorso che hanno mostrato la loro fragilità, nonostante siano ecosistemi solidi e grandiosi hanno incontrato la potenza della natura e ora sono in un forte momento di difficoltà. Come cambieranno? Saranno resilienti? Saranno antifragili?

Probabilmente sì e nasceranno nuovi scenari, nuovi paesaggi e nuovi boschi. Dovremo solo pazientare e dar loro il tempo di evolversi.

Vale dunque lo stesso per noi?

Nei momenti di difficoltà, di fragilità, possiamo mettere in atto due strategie. Possiamo reagire in modo resistente e robusto, andando avanti con decisione e fermezza in ciò che risolverà il problema. Otterremo di certo un buon risultato, ma probabilmente con un comportamento che porterà dentro di noi le tracce dell’evento di crisi e che non necessariamente ci farà essere non fragili al ripetersi della causa di stress.

Possiamo poi essere antifragili e superare l’evento evolvendoci, capendo cosa ha generato la nostra fragilità e in cosa il nostro comportamento può nel tempo diventare robusto, strutturandosi in modo resistente, ma soprattutto antifragile.

Come fare? Qui entra in gioco l’organizzazione.

Saper valutare le nostre priorità, avere un piano B, saper tenere conto del nostro bilancio energetico, conoscere i nostri strumenti organizzativi, conoscere noi stessi, queste sono tutte cose che ci rendono antifragili e che ci permettono di affrontare il sale della vita senza perderne la dolcezza.

E di questi strumenti ti parlerò per i mesi avvenire, nel blog, dandoti suggerimenti pratici ed efficaci, ma anche facendoti riflettere su cosa puoi migliorare partendo dalle piccole cose, dalle abitudini quotidiane.

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