La salute in un trillo

La salute in un trillo

Una cosa che voglio rimettere nella lista delle cose da fare e nella quale non sono stata molto brava negli ultimi mesi è la mia routine mattutina.
Un po’ per il caldo, un po’ perché sono stata spesso fuori casa, la mia sessione di stretching mattutina è saltata.

Perché te lo racconto? Perché facendolo mi viene spesso in mente la mia insegante che ci ricordava che molte dei nostri dolori e contratture dipendono proprio dalle cattive abitudini in ufficio.

Spesso stiamo seduti troppo tempo di seguito, stiamo seduti in posizioni scomode. E soprattutto, ogni volta che il lavoro si fa pesante ci concentriamo su quello e pian piano iniziamo a non pensare a noi.

Ci hai mai pensato?

Arriva una mail che ci infastidisce e pian piano stringiamo le spalle, passa un collega che ci da fastidio e la mascella si serra, pensiamo solo al lavoro e non respiriamo più con la pancia.

In breve, ci accartocciamo su noi stessi.

Inevitabilmente l’attenzione non può essere sempre sul nostro benessere e sul nostro corpo, ma allo stesso tempo non possiamo dimenticarcene.

Quindi a metà mattina, e se puoi, una volta ogni paio d’ore, metti una sveglia, se possibile un suono gradevole e leggero.

E quando suona mi ricordo di raddrizzare le spalle, di fare un respiro profondo. È un attimo, ma anche questa è cura di sé, anche questa è un’abitudine a volersi bene!

Lavorare a cinque sensi

Lavorare a cinque sensi

Il tuo luogo di lavoro è il posto dove passi la maggior parte delle ore della tua giornata. Quindi non credere di perdere tempo se lo riordini o se lo fai diventare come ti piace, anzi, se quando ci entri pensi che sia un posto piacevole e dove ti senti proprio te stesso… beh, stai aiutando la tua concentrazione e la tua produttività!

Allo stesso modo alleggerirlo di tutto ciò che non è lavoro, ti fa lavorare meglio! Già, il tuo luogo di lavoro non è il salotto di casa, non è il posto dove fai anche ginnastica. Evita le distrazioni, lascia fuori ciò che ti rende difficile lavorare.

Non può poi mancare una piccola nota di sostenibilità verso il nostro “corpo” di lavoratori, come ti raccontavo in questo post: tieni la superficie di lavoro libera, fai in modo che ci sia quanta più luce naturale possibile, ma non diretta, cambia l’aria e tieni una temperatura gusta.

Il tocco in più che mi piacerebbe aggiungessi oggi è un elemento leggero e divertente che non deve esserci sempre, ma di tanto in tanto, quando ne hai bisogno. Un elemento che ti faccia lavorare a cinque sensi. Ad esempio?

Ad esempio, un profumo, un’essenza.

Lo sai che il nostro olfatto è uno dei sensi più arguti? Ti capita mai di sentire un odore per strada e… bam! Come per magia, il ricordo è affiorato in un nano secondo! Eh, sì l’olfatto è una delle nostre memorie più forti.

Quindi perché non usarlo per rendere il tuo lavoro un po’ più allegro, un po’ più tuo, e sicuramente più motivante?

Armati dunque di candele profumate se vuoi un ufficio un po’ più hygge, o di un buon diffusore con un’essenza agli agrumi o alla menta se vuoi un po’ di sprint in più!

Provalo e poi raccontami come va 😉

Ad ognuno il suo spazio

Ad ognuno il suo spazio

Una delle cose che mi piaceva tanto quando andavo a scuola era scegliere tutti i quaderni nuovi, le penne e magari, se era l’anno giusto, anche l’astuccio o la cartella.

Quello che non mi piaceva invece era che la maestra sceglieva per noi le copertine: rosso per matematica e blu per italiano. Ebbene, per me le cose che hanno a che fare con la matematica vanno ancora nella cartellina rossa, e cioè la contabilità.

La cosa che però ho cambiato è la struttura e la tipologia della cartellina. E questo te lo racconto perché spesso quando mi occupo di riordinare gli spazi di lavoro e gli archivi, vedo che tendenzialmente si utilizzano le cose più per abitudine che per scelta.

Mi spiego: le cartelline grandi vanno benissimo, ma non esistono solo quelle, ci sono misure e formati diversi, con gli anelli o senza. Esistono scatole, portadocumenti, raccoglitori, quaderni… insomma, c’è l’imbarazzo della scelta, ma quando si sceglie di usarne uno, va scelto in base al suo contenuto e non perché è il più semplice da prendere.

Quindi quando hai poche cose non prevedere subito una cartellina enorme, magari però pensa che, quando quella che hai scelto sarà piena, dovrai avere posto per una seconda.

Così quando hai tante cose non pensare di stipare tutto spingendo un po’ di più, è ora di prendere un contenitore più grande o di affiancarne uno nuovo.

Quello che voglio farti capire è che gli strumenti che usiamo per archiviare e trasportare le nostre informazioni, soprattutto i documenti cartacei, non sono di un tipo solo e non è necessario adattarsi. Scegli il contenitore in base al contenuto e mantieni un po’ di elasticità nella gestione degli spazi, così sarà tutto più funzionale! Già un archivio che funziona è un archivio utile, altrimenti.. è come non averlo!

Questo vale per l’archivio, ma anche per le tue note personali. Il formato dei quaderni delle note, dell’agenda e del calendario dipende solo da ciò che vuoi far stare dentro e da come lo scrivi tu.

Quindi non prendere il quaderno A4 solo perché è più semplice, se preferisci qualcosa di più piccolo, va bene lo stesso. Idem, non occorre avere sempre quaderni, se preferisci spostare i fogli, prendi i blocchi o gli anelli. Questo piccolo sforzo in più nella scelta renderà poi le tue note molto più ordinate e funzionali. Anche lo strumento ha la sua importanza!

Pensaci, il tuo formato qual è?

p.s. oggi ti racconto una cosa in più sul titolo del post. Mi è venuto spontaneo, un po’ per gioco e poi ho capito che è successo perché è uno dei miei hashtag (#adognunoilsuospazio) su Instagram. Già perché mi piace vedere come la natura trova il suo spazio e di come ogni forma di vita abbia il suo spazio! Se ti va, vieni a curiosare.

Antifragilità

Antifragilità

Ogni anno mi piace iniziare con un post che parli di ambiente. Ti ho parlato di sostenibilità e di resilienza. Sono tutti parte di un percorso che collega ambiente e organizzazione. Quest’anno facciamo un passo verso ciò che va oltre la resilienza, verso l’antifragilità.

Se ti chiedo cosa significa fragile, cosa ti viene in mente?

Qualcosa che si rompe, che va trattato con cura, che è delicato.

Se ti chiedo di definire il contrario, cosa ti viene in mente? Forse il termine “resistente” o il termine “robusto”. Ma si tratta proprio del contrario di fragile?

Una casa può essere robusta, ma sotto l’effetto di un tornado può non essere “non fragile” e andare in mille pezzi.

Una scatola di cartone può reggere il peso di molti libri se posti nel verso giusto, ed essere quindi molto resistente, ma se il cartone è girato in senso opposto, si piega come la carta, e risulta quindi fragile.

Forse il contrario di fragile non è dunque robusto o resistente, o almeno non lo è necessariamente.

Così infatti accade in natura, i sistemi non fragili sono i sistemi complessi, vari, ricchi di biodiversità: i boschi maturi, le dune ricche di vegetazione, le praterie in fondo al mare. Si tratta di ambienti che oltre ad essere resilienti sono anche ricchi di biodiversità, al loro interno cioè contengono tante specie diverse.

Grazie alla loro natura nei momenti di crisi questi sistemi sono in grado di attuare molteplici strategie. Il passo in più rispetto alla resilienza è proprio questo, sono in grado di superare un evento negativo, agendo, ma soprattutto  agendo evolvendosi, facendo un passo oltre.

Penso a tutti i boschi che sono stati devastati nel bellunese dal grande vento dell’ottobre scorso che hanno mostrato la loro fragilità, nonostante siano ecosistemi solidi e grandiosi hanno incontrato la potenza della natura e ora sono in un forte momento di difficoltà. Come cambieranno? Saranno resilienti? Saranno antifragili?

Probabilmente sì e nasceranno nuovi scenari, nuovi paesaggi e nuovi boschi. Dovremo solo pazientare e dar loro il tempo di evolversi.

Vale dunque lo stesso per noi?

Nei momenti di difficoltà, di fragilità, possiamo mettere in atto due strategie. Possiamo reagire in modo resistente e robusto, andando avanti con decisione e fermezza in ciò che risolverà il problema. Otterremo di certo un buon risultato, ma probabilmente con un comportamento che porterà dentro di noi le tracce dell’evento di crisi e che non necessariamente ci farà essere non fragili al ripetersi della causa di stress.

Possiamo poi essere antifragili e superare l’evento evolvendoci, capendo cosa ha generato la nostra fragilità e in cosa il nostro comportamento può nel tempo diventare robusto, strutturandosi in modo resistente, ma soprattutto antifragile.

Come fare? Qui entra in gioco l’organizzazione.

Saper valutare le nostre priorità, avere un piano B, saper tenere conto del nostro bilancio energetico, conoscere i nostri strumenti organizzativi, conoscere noi stessi, queste sono tutte cose che ci rendono antifragili e che ci permettono di affrontare il sale della vita senza perderne la dolcezza.

E di questi strumenti ti parlerò per i mesi avvenire, nel blog, dandoti suggerimenti pratici ed efficaci, ma anche facendoti riflettere su cosa puoi migliorare partendo dalle piccole cose, dalle abitudini quotidiane.

Non ti resta che seguirmi, tutti i venerdì c’è un nuovo post! Copia il sito www.semplicemente.me nel tuo feed reader – io uso Feedly – e non ti perderai più nulla!

Oddio, è finito il caffè!

Oddio, è finito il caffè!

E’ mattina presto, ti alzi. Sarà una giornata impegnativa, ci vuole proprio un buon caffè.

Prendi la moka, la riempi d’acqua e prendi il caffè. Apri lo stipetto e…

Oddio, è finito il caffè! Tragedia!

Ecco che la giornata è iniziata male, sicuramente ora non sarai brillante durante l’incontro con i tuoi clienti.

Potresti fermarti a prendere il caffè per strada, ma così devi allungare il percorso e sarai in ritardo…

E poi l’avevi detto tu che bisognava fare la spesa, ecco è sempre tutto sulle tue spalle, se non ci pensi tu… Devi proprio fare un discorsetto a chi di dovere sta sera, non si può andare avanti così!

Ti è mai capitato? Si parte da una sciocchezza e poi come panna montata tutto si ingrandisce e vedi solo nero, pare che ci sono solo difficoltà e imprevisti e soprattutto che capitino solo a te.

Beh, ogni tanto succede a tutti, di dimenticare di comprare il caffè, ma come possiamo vedere le cose in modo diverso ed evitare di rovinarci la giornata esplodendo per delle piccolezze?

Riflettiamo meglio sul nostro approccio

Sì, è vero il caffè è importante, ma dipende proprio da quello il fatto di essere o meno capaci di concentrarsi durante la giornata? Dipende dal caffè quanto le persone intorno a noi ci supportano? Se ci pensi, molte volte le cose dipendono dal nostro approccio, e da quanta importanza noi diamo al nostro obiettivo.

Se sei focalizzato su ciò che per te è importante, quello che accadrà attorno, verrà ridimensionato alla sua vera importanza.

Imparerai a non lasciarti trascinare dalle emozioni degli imprevisti, ma a farli accadere come parte di tutte le cose che succedono e che non ti distoglieranno dalla tua meta.

Questa di fatto è la “resilenza emotiva”. Si tratta proprio di essere capaci di far fronte agli imprevisti tenendo bene a mente ciò che è realmente importante. Anche se per una mattina non si prende il caffè, non cambierà il nostro mondo: i nostri affetti, il nostro valore saranno sempre i medesimi, quindi non occorre dare tanta importanza al fatto in sé. Considerarlo come importante equivale ad uno spreco di energia.

E per il caffè ti consiglio, quando stai aprendo l’ultima confezione, di completare l’azione mettendo nella lista delle cose da comprare la nota “caffè”.

Non c’è urgenza per il passo successivo e cioè quello di comprarlo. Avrai tutto il tempo nel quale consumerai l’ultima confezione e così non ricadrai nella situazione iniziale. D’altro canto non ti riempirai con otto confezioni di caffè perché “non si sa mai”.

Come sempre è questione di un pizzico di organizzazione, la nota giusta al momento giusto, così da scaricare la mente e mantenerla focalizzata sulle cose importanti e libera di accogliere le novità della giornata!