La valvola di sfogo

La valvola di sfogo

Spesso ti racconto quanto sia importante rispettare l’orario di lavoro, per dare il giusto bilancio tra lavoro e non lavoro. Ma in questo tempo di non lavoro credo ci sia una cosa ancor più importante da tenere da conto e cioè… la tua valvola di sfogo.

Per quando ci si impegni, spesso il lavoro è fonte di stress, tensioni e, anche se ben pianificato e organizzato, richiede comunque molto impegno mentale e un buon dispendio di energie.

Nell’ottica di una buona gestione del proprio bilancio di energie, ecco che dopo tutte queste attività che consumano energie, ce ne vuole una che ne dia, e non vuol dire necessariamente non far nulla.

Se ti va di non fare nulla, non fare nulla, ma credo sia importante trovare qualcos’altro che ti piaccia fare. Può essere la palestra, una camminata, una nuotata… anche leggere, fare yoga, meditazione o guardare un film.

 

L’importante è che costituisca una vera valvola di sfogo per tutte quelle tensioni accumulate.

 

Il primo passo è certamente accettarle, riconoscere che ci sono e che è invitabile averle, il secondo è lasciarle andare, se sei una persona più tranquilla, o buttarle fuori, se sei una persona più attiva.

Per questa ragione non pensiamo che dire “esco dal lavoro per andare in palestra” significhi “non ho voglia di lavorare”, anzi significa piuttosto voglio lavorare meglio perché tengo da conto il mio equilibrio energetico e preservo la mia produttività e la mia serenità.

 

Qualunque sia la tua valvola di sfogo, rispettala e mettila in agenda esattamente come le tue attività di lavoro.

 

Del resto, sei una persona unica e quindi il tuo tempo è uno, che sia di piacere o di lavoro, sempre uno è, e qui sta il trucco, per gestire il tuo tempo, tieni conto di entrambe le parti.

E la tua valvola di sfogo qual è?

 

 

Photo by – Fitsum Admasu – Unsplesh
Siamo ciò che mangiamo

Siamo ciò che mangiamo

Quante volte ti sei ritrovato a mangiare davanti al pc? Quante volte a saltare il pranzo? O a fagocitare qualcosa trovato all’ultimo momento al bar o alla macchinetta, giusto per tornare un po’ in qua con gli zuccheri?

Diciamolo: capita a tutti. Il punto è se capita una volta ogni tanto o se è una vera e propria abitudine.

Il problema del far diventare un’alimentazione sommaria un’abitudine è che di fatto, va a lavorare ancora una volta contro la tua produttività.

Il nostro corpo è una macchina fantastica, funziona molto bene, se correttamente alimentata.

 

Per questo ti dico: sei ciò che mangi.

 

L’energia viene da lì, oltre che dal sonno, e, come ogni tipo di energia, non è possibile metterla da parte e usarla in un secondo momento, bisogna prenderne il giusto quantitativo quando ce n’è bisogno.

 

Quindi né troppo poco, né troppo, ma soprattutto di qualità.

 

Di certo non metteresti carburante scandente nella tua auto per poi portarla dal meccanico ogni settimana, no? Allora vedi di fare lo stesso con il tuo carburante, il tuo cibo.

E di fatto, per rispettare questo principio, è necessaria un po’ di organizzazione.

 

NON FAR FINTA DI NULLA

 

Il fatto di non occuparsene non equivale a risolvere il problema. Mi spiego: se non pianifichi di fare una buona spesa, molto probabilmente mangerai un po’ a caso quello che ti capita. Quindi, risolvi il problema a monte e in modo razionale: fai una lista della spesa che tenga conto delle tue necessità. Il fatto di farla in anticipo fa sì che tu possa essere più razionale e consapevole e non ti faccia trascinare dall’impeto dell’ultimo minuto, detto anche “ho voglia di”.

 

NON DIMENTICARE LE PAUSE

 

La maggior parte del cibo che non ci piace è frutto di uno spuntino fatto a caso. Anche qui si tratta di non ignorare il problema, ma di aiutarsi ad affrontarlo al meglio.

Se ci pensi prima e prendi cose più leggere, come un po’ di frutta, o cose un po’ più sane, quando avrai il famoso buco a metà mattina, o il pomeriggio prima di andare in palestra, ecco che non sarai un avventore delle macchinette, ma avrai già pensato alla soluzione, più sana e soprattutto più utile al tuo metabolismo.

 

NON TIRARE LA CORDA

 

Come per il lavoro ci vuole bilancio tra attività e pausa, così con le energie va valutato il bilancio con una certa costanza. Ogni volta che salti una pausa, un pranzo, metti sotto stress il tuo corpo chiedendogli di fare più fatica e di andare a ripescare energie altrove. È molto meglio poco ma frequente, che tanto una volta sola. Quindi anche qui…

santifica le tue pause, a partire da quella del pranzo. Ancora una volta il tuo umore e la tua produttività te ne saranno grate.

In questo senso un pizzico di organizzazione aiuta. In primis, ci sono le scelte consapevoli su cosa magiare e quanto, e se poi vuoi andare oltre, puoi iniziare a pianificare i pasti da avere con te. In questo senso, al volo, ecco due consigli veloci: a cena fai un po’ di più e metti via una porzione per domani, lo sforzo è già stato fatto. Il secondo consiglio è fare batching in cucina: quindi preparare una cosa in più porzioni da mettere via, magari in freezer, e prenderle all’occorrenza.

 

Di questo potremmo parlare a lungo, anche se l’argomento non è tema delle mie consulenze di lavoro, ma questo non significa che se lavoreremo insieme per la tua gestione del tempo, io non metterò l’accento sulle tue pause e sulla qualità della tua energia!

E tu, con quale di questi aspetti vuoi cominciare?

 

 

Photo by – Brooke Lark – Unsplesh
Produttività in un respiro

Produttività in un respiro

Prima di intraprendere la libera professione ho lavorato come dipendente e, ancora prima per un lungo periodo, con i contratti a progetto. In entrambe le esperienze ho notato come il livello di stress aumenti nel corso della giornata e che a metà mattina le persone sono generalmente talmente immerse nel proprio lavoro, dalle urgenze, dalle scadenze, da perdere il sorriso e diventare sempre più irritabili.

Succede anche nel tuo luogo di lavoro?

Ora vedo che non mi succede più, ma comunque il cuore della mattina è un momento di lavoro intenso e di solito sono molto concentrata su ciò che sto facendo, tanto da dimenticarmi che magari è ora di fare una pausa.

 

Da quest’approccio nasce la mia rubrica #unminutoperme, con l’idea che basti molto poco, anche solo un minuto, per riprendere il tempo che serve per respirare e ritrovare la giusta prospettiva.

 

Non occorre fare grandi cose: sgranchirsi gambe e braccia, abbassare le spalle, cambiare aria alla stanza, fare due passi, bere un po’ d’acqua, concedersi un momento per ciò che piace… tante sono le piccole cose che si possono fare, ma l’importane è farle con consapevolezza, con la mente e il corpo presenti qui e ora.

Ecco che nei miei precedenti lavori avevo settato un allarme, una campana tibetana, alle 11.00, che mi ricordava di fermarmi e fare un respiro profondo. Uno, singolo, ma ben fatto, in presenza di me stessa.

Credimi, è un piccolo gesto, ma se fatto con consapevolezza può darti molto.

Anche perché, come ben sai, poi diventa un’abitudine e quando scatta il campanello d’allarme delle spalle tese, del pensiero affannoso dettato dalle urgenze, ecco che hai una piccola àncora che ti può riportare alla realtà riducendo ansia e stress.

 

Le cose da fare non cambiano, ma il tuo approccio sì.

 

Quindi tutto fila più liscio, diventa più affrontabile e soprattutto riprende la corretta importanza, la giusta prospettiva.

Ti sembrerà strano, ma l’approccio alle cose cambia anche la produttività, quindi… approfittane e programma la tua sveglia, la tua campana tibetana e… respira, mente e corpo, qui e ora!

 

 

Photo by Manja Vitolic – Unsplesh
Mi sento a pezzi

Mi sento a pezzi

“Mi sento a pezzi.”

 

Quante volte dici questa frase a fine giornata?

Direi che un po’ ci sta e un po’ ce la cerchiamo.

Sì, ci possono essere giornate di lavoro intense, dove non c’è altro da fare se non tenere duro e arrivare fino in fondo, ma questa deve sicuramente essere un’eccezione.

 

Il punto è che il lavoro vale come la pausa.

 

non stancherò mai di dirtelo. E non è un caso che la pausa sia prevista per legge per tutti i tipi di lavoro, solo in forma e durata differenti.

E per pause ce ne sono tante da considerare:

  • le vacanze una o due volte l’anno per staccare la mente e rilassare il corpo;
  • i giorni non lavorati in settimana: almeno due, per la ragione di cui sopra;
  • la pausa pranzo: perché siamo ciò che mangiamo e quindi dobbiamo dare energia al nostro cervello oltre che al nostro corpo;
  • le brevi pause ogni tot, anche di pochi minuti per ricaricarci. E su questo… segui #unminutoperme sui miei canali social.

 

 MA NON È SUFFICIENTE, IL TRUCCO PER MANTIENE ALTA LA PRODUTTIVITÀ È PROPRIO QUELLO DI FARE TUA LA PIANIFICAZIONE A ¾.

 

C’è però un ultimo pezzettino che vorrei aggiungere e che completa i ¾ e le pause ed è il bilancio di energie!

 

Una buona capacità di gestire il flusso di lavoro considera attentamente anche la tipologia di cose da fare.

 

Ognuno di noi ha cosa che ama fare di più e cose che invece vorrebbe non fare mai.

Siccome entrambe vanno inserite nella nostra giornata, il trucco sta nell’alternarle. Se ci sono cose che non vuoi fare, falle subito, mangia la rana, e poi metti qualcosa che non ti pesa troppo.

Se è davvero tanto faticoso, poi metti una pausa proporzionale alla fatica fatta, ma puoi anche sfruttare un tempo nel quale non sei molto produttivo con attività più semplici: riordino, pulizia, scansioni, archivio file…

Ti parlavo dell’importanza di questo concetto in un post della fine dello scorso anno e ora ci voglio tornare perché non considerarci al 100% produttivi per la totalità del tempo è il segreto per una buona pianificazione.

Non considerarlo significa semplicemente metterci molto più tempo, più energie e probabilmente rischiare di fare molti più errori, anche solo di distrazione.

Quindi, soprattutto quando la stagione non aiuta… aiutati tu con una buona pianificazione:

metti in lista le pause giuste!

 

 

Photo by Jackson Simmer – Unsplash

Modalità non disturbare

Ogni buon professional organizer ti ricorda che è bene per concertarsi togliere le notifiche.

E non posso che essere d’accordo.

Così anch’io ho tolto tutti i suoni, disinstallato le App dei social, in modo da non avere la curiosità di andare di volta in volta a vedere se mi aspettava una bella sorpresa o una scocciatura…

Bene, ecco il risultato: ha funzionato talmente bene che ho smesso realmente di controllarli e alla fine mi sono persa i messaggi.

Anche questa soluzione, dunque ho capito, non funzionava per me.

Per questa ragione ho trovato una via di mezzo che va bene per me e che condivido con te.

Quando ho voglia, mi prendo veramente dei momenti di detox totale

Se sono in montagna o sono in giro con qualcuno, che sia una gita, una cena o un aperitivo, dimentico il cellulare, lo spengo proprio, se me lo posso permettere. Si fa un po’ fatica, ma ogni tanto ci sta, ci sta davvero.

Se sto lavorando il cellulare non si guarda

Non lo zittisco, ma non lo considero, per questo ho scelto delle notifiche poco invasive e per molte App le ho tolte. Lascio il cellulare “pancia in giù” così non si accende.

Se però ne arrivano troppe ecco che arriva la “modalità non disturbare” e cioè filtro gli input e lascio entrare solo le chiamate e i messaggi della mia “lista preferiti” e cioè di quelle due o tre persone che possono sempre disturbarmi, la mia famiglia e poco più, perché so che se mi chiamano è urgente.

Così sono serena di non perdere una cosa importante e so che tutto il resto può aspettare.

Nella mia agenda ci sono slot precisi di tempo per controllare social e messaggi, così non è un ciclo continuo, non devo ogni volta interrompere il mio lavoro e perdere poi quasi un minuto a riprendere la concentrazione.

L’uso della “modalità non disturbare” in questo modo mi ha aiutata molto e ti consiglio di provare, ma prima di tutto sii onesto con te stesso e fai una selezione delle App che vuoi sentir suonare e con che suono.

Nonostante tutto il mio consiglio è:

regalati una giornata senza telefono, ma attenzione… crea dipendenza!

Photo by Sarah Gualtieri – Unsplash