Noia? Sì, la voglio

Noia? Sì, la voglio

Ti ricordi le estati di quando eri bambino?

I lunghi pomeriggi senza nulla da fare, nulla di specifico. Non c’era scuola, i compiti erano fatti o comunque non ci si pensava e il sole rimaneva alto a lungo.

Che fare? Nulla di speciale… in effetti. Non erano giornate programmate dall’inizio alla fine, anzi, ben pochi erano gli impegni fissi. Forse il pranzo e la cena, ma per il resto?

Per il resto eri padrone del tuo tempo. All’inizio capitava di annoiarsi e non saper bene che fare, i giochi erano sempre gli stessi e non è che si potesse fare sempre qualcosa di nuovo.

Poi, come per magia, nascevano i giochi più improbabili e il tempo volava, in un batter d’occhio era sera e il giorno dopo si ricominciava daccapo.

Dove voglio arrivare? Al fatto che la noia era apparente e soprattutto funzionale. Dai momenti apparentemente inutili, mescevano le idee migliori, i giochi più belli.

E così ti esorto a fare un po’ lo stesso: datti la possibilità di annoiarti un po’.

All’inizio sarà difficile, faticoso, non è facile staccare la spina… ma dopo un primo momento di black out totale, ecco che arrivano le idee e la mente crea i giochi più belli, e arriveranno le nuove idee.

Tu annotale e lascia fluire i pensieri… vedrai che sarà un momento utile e positivo!

Provaci e raccontami che idea è arrivata!

Ti lancio una sfida

Ti lancio una sfida

Oggi voglio lanciarti una sfida.
In tema di compiti per le vacanze e di valigie, vorrei farti fare una prova.

Fare le valigie può essere molto complesso e impegnativo. Che tempo farà? E se improvvisamente venisse freddo? E se poi dovessi fare una giornata diversa da quelle programmate e mi servisse anche quel vestito particolare?

Con queste premesse la valigia si riempie di ogni cosa e tu ti sentirai pronto ad affrontare una crociera con serate di gala e allo stesso tempo a essere in cima ad una vetta innevata.

Come sai mi piace molto il concetto di viaggiare leggeri, che, di fatto, è più una questione mentale che fisica.

Nel senso che non vuol dire necessariamente essere senza valigia, quanto piuttosto con una valigia adatta al tipo di viaggio e che contenga ciò che ti serve, con una cosa leggera e una pesante in più 😉

Non occorre, infatti, che la valigia diventi un secondo armadio, se ci pensi spesso si finisce per usare meno cose di quelle che si pensa e che quindi sarebbero potute tranquillamente rimanere a casa.

Questo non vuol dire non avere con sé tutto l’occorrente, quanto piuttosto non esagerare e avere fiducia che, anche con le cose scelte, la vacanza andrà bene, avremo ciò che ci serve e che, anche in caso di imprevisti, ce la sapremo cavare.

Pensa dunque alla valigia dell’ultimo viaggio e ciò che hai riportato a casa senza avere mai usato. Se fai una vacanza simile, lascialo a casa.
Se la vacanza è diversa, fai lo stesso ragionamento, e lascia a casa una cosa che hai aggiunto pensando “e se”.

Questa è la sfida “prova a lasciare a casa qualcosa”.

Vedrai che… si può sopravvivere senza e che se lavori bene su questo concetto, poi non farai più una valigia pensando “e se”, piuttosto ne farai una pensando “se” quindi metterai in lista e in valigia solo le cose utili ad affrontare la vacanza e per il resto, sarà sufficiente un po’ di adattamento!

La salute in un trillo

La salute in un trillo

Una cosa che voglio rimettere nella lista delle cose da fare e nella quale non sono stata molto brava negli ultimi mesi è la mia routine mattutina.
Un po’ per il caldo, un po’ perché sono stata spesso fuori casa, la mia sessione di stretching mattutina è saltata.

Perché te lo racconto? Perché facendolo mi viene spesso in mente la mia insegante che ci ricordava che molte dei nostri dolori e contratture dipendono proprio dalle cattive abitudini in ufficio.

Spesso stiamo seduti troppo tempo di seguito, stiamo seduti in posizioni scomode. E soprattutto, ogni volta che il lavoro si fa pesante ci concentriamo su quello e pian piano iniziamo a non pensare a noi.

Ci hai mai pensato?

Arriva una mail che ci infastidisce e pian piano stringiamo le spalle, passa un collega che ci da fastidio e la mascella si serra, pensiamo solo al lavoro e non respiriamo più con la pancia.

In breve, ci accartocciamo su noi stessi.

Inevitabilmente l’attenzione non può essere sempre sul nostro benessere e sul nostro corpo, ma allo stesso tempo non possiamo dimenticarcene.

Quindi a metà mattina, e se puoi, una volta ogni paio d’ore, metti una sveglia, se possibile un suono gradevole e leggero.

E quando suona mi ricordo di raddrizzare le spalle, di fare un respiro profondo. È un attimo, ma anche questa è cura di sé, anche questa è un’abitudine a volersi bene!

#unminutoperme

#unminutoperme

Forse avrai notato che il mercoledì nei miei canali social esce un post dal titolo #unminutoperme .

Da cosa nasce quest’idea? Dal fatto che a volte bastano solo pochi minuti di pausa per ricaricarsi un po’, per mettere il punto e ricominciare con uno slancio in più.  

La nostra giornata è fatta di lavoro, di ore intense, ma anche di pause, di tempo per sé. Come sai a questo concetto tengo tanto, perché spesso ci si dimentica che la pausa vale tanto quanto il lavoro.  

E se nel momento di lavoro si lavora, e intendo lavoro vero, focalizzato, produttivo ed efficace; in quello di pausa… ci si riposa. Non si fa un secondo lavoro (guardare le mail personali), non si perde tempo inutilmente (guardando i social a caso) non si salta la pausa perché in quel momento non si stanchi… poi il fisico chiederà il conto.  

Ma la pausa non è solo quella lunga e cioè la pausa pranzo o il tempo per te, quando non lavori.  

Esistono anche le “micropause”, quelle che fai per pensare a te, quelle che richiedono pochi minuti.

Queste sono quelle che chiamo #unminutoperme e che servono a fare il punto, a rimettere in ordine le priorità, a fare ordine mentale e non solo.  

Significa ricordarsi di riposare gli occhi dal pc ogni tanto, ascoltare una canzone che ci piace per ricaricarci, pensare a cosa farai nella tua pausa lunga, ecco quindi il fatto di pensare al titolo del prossimo libro o alla mostra da vedere o alle vacanze da pianificare. 

Vuol dire anche chiudere gli occhi un minuto e ascoltarsi o darsi nuova energia con un messaggio o una chiamata ad una persona cara.  

Questi minuti danno qualità alla tua giornata e al tuo lavoro. Danno energia e positività alla tua persona, non resta che ricordarsi di metterli in agenda proprio come tutti gli altri, altrettanto importanti delle faccende di lavoro! 

E il tuo minuto per te qual è?  

Raccontamelo nei commenti, e lo aggiungerò nei prossimi post del mercoledì! 

Evoluzioni

Evoluzioni

Questo è un mese speciale per me: è il mese del mio compleanno e la prossima settimana scatta una cifra tonda tonda – ups – e per questo ho voluto dedicare il mese al concetto di evoluzione.

Sì, perché noi non siamo gli stessi in tutta la vita, cambiamo noi e cambiano le nostre esigenze.

E di questo dobbiamo esserne consapevoli, perché non tutte le cose ci accompagneranno per sempre, anche le cose alle quali siamo molto affezionati prima o poi si romperanno, saranno troppo lise per essere portate, non andranno più bene. Tutte queste cose prenderanno un’altra strada e noi dovremmo essere capaci di lasciarle andare.

Dobbiamo anche essere capaci di vedere questi cambiamenti come una parte positiva di crescita.

Ciò che ci accompagna: gli oggetti, le persone che frequentiamo, le attività con le quali occupiamo il nostro tempo, sono ciò che fa noi quello che siamo, quindi ogni tempo ha le sue necessità, i suoi ritmi, i suoi compagni di viaggio. E non si passa da una fase all’altra senza aver chiuso la precedente.

Una sola cosa a mio avviso non va persa ed è la passione della scoperta di essere bambini: la voglia di provare, di giocare e di sperimentare. Perché questo è il motore della nostra evoluzione.

Quindi sii partecipe della tua evoluzione e lascia andare ciò che non è più parte di te: oggetti che non ti rappresentano, persone che non ti ascoltano, attività che ti frenano.

Datti sempre la possibilità di essere il meglio di ciò che sei!