Se ti contatto cosa succede?

Se ti contatto cosa succede?

Sei riuscito a vincere la paura, l’inerzia, l’incertezza e mi hai contattato e ora che succede?

Succede che, visto che sono una persona curiosa, voglio scoprire cosa crea in te difficoltà. Al primo contatto segue, infatti, un momento di conoscenza e di condivisione.

Possiamo scegliere ciò che preferisci: ci sentiamo al telefono, via Skype o, se la distanza lo permette, ci vediamo di persona e facciamo due chiacchiere davanti a un caffè.

Capirai subito che sono una persona piuttosto diretta, ma che allo stesso tempo rispetta la tua storia e la tua difficoltà. Questo momento è per me molto importante e per questo ti farò tante domande, mi saranno utili a capire bene il nocciolo della questione, senza scordare il suo contorno.

Sì, è un momento cruciale, bisogna far emergere il problema in tutte le sue sfaccettature e allo stesso tempo non perdere di vista la tua realtà e la tua storia.
Non temere, non sarà un interrogatorio, tutto ciò che mi dirai rimarrà tra di noi e sarà utile solo a creare le basi per il nostro lavoro insieme.

Non ho un pacchetto già pronto, né una soluzione consolidata, le possibilità sono tante e il lavoro può essere impostato in tanti modi. Per questa ragione, dopo il nostro colloquio, io mi prenderò un po’ di tempo per rielaborare le informazioni, e definire al meglio il percorso che ritengo essere il migliore per te.

Questa fase si concretizza con un preventivo, ma ancora una volta, non è un’offerta preconfezionata, quanto piuttosto un percorso. Ti farò capire come affronterò il problema e cosa otterrai lavorando con me. Non temere, sono una persona precisa, ci saranno anche le cifre e le ore necessarie, ma non sarà un’offerta a scatola chiusa. Al contrario tu definirai quanto fare in appoggio a me e quanto fare da te solo e insieme definiremo i tempi del tuo percorso di lavoro.

Non credi sia una bella opportunità? Potrai mettere mano alle tue difficoltà organizzative definendo modi e tempi e soprattutto avvalendoti di una consulente che ti accompagnerà per rendere questo percorso cucito su misura per te nei contenuti, nei tempi e nelle soluzioni!

E comunque, fino a qui, non hai ancora pagato nulla, mai hai di certo messo delle ottime basi per un fruttuoso percorso insieme!
Perché non lo inizi anche tu? Ecco i miei contatti!

Far da sé o chiedere aiuto?

Far da sé o chiedere aiuto?

Io vengo da un posto dove è meglio far da sé, nel senso che dato un problema si trova una soluzione, possibilmente in totale autonomia.
E per questa ragione è stato complesso all’inizio della mia professione da consulente di organizzazione personale far capire come e quando potevo essere d’aiuto agli altri.

“Come è possibile farsi aiutare per gestire la propria agenda, i propri archivi, mettere in atto progetti e organizzare il proprio spazio di lavoro? Non si può forse fare da sé? Come è possibile che qualcuno possa gestire il mio tempo meglio di me?”

Un po’ ti ho raccontato la questione la scorsa settimana, ma devo dire che i dati sul sito dell’OMS parlano chiaro: le persone perdono tempo a cercare ciò che serve loro, che sia un documento importante o semplicemente le chiavi di casa, si sentono oberate dal carico di lavoro e di informazioni e nella maggior parte dei casi sono stressate dal lavoro, fino ad arrivare al vero e proprio burnout.

Ma come mai si è arrivati a questo visto che si poteva far da sé?

Innanzitutto, spesso manca la consapevolezza del proprio ruolo nella vita lavorativa: “i clienti non capiscono, il capo pretende, tutti mi interrompono”.
Il mio compito, come consulente di organizzazione personale è proprio questo: ti aiuto a capire cosa puoi fare tu per migliorare il tuo lavoro, sia in termini di tempo lavorato, che di qualità. Insieme riportiamo la prospettiva su di te e su ciò che puoi fare tu per cambiare quello che senti come un problema, come una fonte di emozioni negative: stress, ansia, inadeguatezza, sopraffazione, non gratificazione… continua tu la lista.

Credo fermamente che siamo tutti persone ricche di tante parti importanti, siano queste la famiglia, uno sport o un semplice passatempo, non ha nessuna importanza, quello che conta è che questa parte è ciò che dà qualità alla tua vita ed è talmente importante che mi piace riportarla nell’equilibrio della tua giornata, lavorativa e non.

Il tempo di lavoro ha valore così come quello di non lavoro, e a volte basta un minuto per tenerlo a mente. Su questa base che nasce #unminutoperme, una rubrica di un post a settimana, che vuole farti riportare l’accento su di te, su ciò che per te è importante, ciò che dà valore al tuo tempo di lavoro e personale.

Poi però, tornando alla questione del perché non si riesce sempre a far da sé, c’è un altro inghippo. Tante persone che lavorano con me mi dicono che hanno provato a organizzare l’agenda, i progetti e che per un po’ ha funzionato, ma che poi si sono trovate punto a capo.

Come è possibile che io possa darti delle abilità in più?

Il punto è che tu conosci te stesso, i tuoi punti di forza e di debolezza, tu di fatto sei abituato a te stesso, ma io ti vedo con un punto di vista esterno, della persona che non ti conosce, che non è “viziata” dalla tua abitudine e questo mi permette di andare al cuore del problema.

Spesso, grazie a questo occhio privilegiato, vedo punti da migliorare che per te sono nascosti dall’abitudine e vedo anche potenzialità che tu non conosci o che non ti riconosci.

Lo scopo del mio lavoro è fare in modo che tu faccia tuo il mio insegnamento, non che replichi un sistema organizzativo qualunque, ma che insieme, troviamo il tuo, quello che ti permetta di essere resiliente alle difficoltà che incontrerai, perché non acquisti un pacchetto preconfezionato, bensì affronti con me un percorso per creare un metodo su misura, fatto di una strategia d’insieme e di tanti strumenti organizzativi pratici, concreti e utili proprio per te.

Ma da dove si inizia? Contattandomi!

Malthus nella vita di tutti i giorni

Malthus nella vita di tutti i giorni

Come avrai visto nelle mie storie di Instagram, sono spesso in giro in macchina ed è per me un’occasione per ascoltare i podcast che mi piacciono molto. Un paio di giorno fa ne stavo ascoltando uno molto interessante che parlava di Charles Darwin, una persona riservata, semplice, ma con un’ottima osservazione e un intelletto decisamente non comune. Sì, avrai capito, che è una delle persone del passato che ammiro.

Te lo racconto perché riascoltare la sua storia mi ha fatto riflettere su come alcuni principi siano ecologicamente importante, ma anche molto trasversali. In particolare, nel podcast sento che, come ci ricorda il principio di Thomas Robert Malthus, “in un sistema economico o naturale, gli elementi si spartiscono le risorse disponibili, e per questo nasce una competizione che porta il più forte a sopprimere il più debole per emergere”.

Certo, dirai, questa è la base dell’economia demografica, e che, scopro grazie al podcast, ha dato un elemento in più a Darwin per formulare la teoria della selezione naturale. Ma se ripensi alla green economy ti ricordo anche che in un ecosistema nulla si crea e nulla di distrugge, tutto è riusato, riciclato; ciò che è per alcuni uno scarto per altri è risorsa. Questo significa che le risorse non sono infinite, cambiano solo forma e funzione.

Come si conciliano dunque questi due principi? E soprattutto cosa c’entrano con te?

Quali sono le tue risorse finite? Quale il tuo ecosistema?

La risposta alla prima domanda è: soldi, tempo ed energie e la seconda è: tu, il tuo corpo e la tua vita.

Quindi, visto che sai che mi piace essere pragmatica e diretta, come puoi spartire le tue risorse finite nelle tue attività? Se la questione economica esula un po’ da questo post e ne parleremo a tempo debito, andiamo a vedere delle altre due.

Energie

Tieni mai conto delle energie dal punto di vista del tuo corpo? Probabilmente ci pensi se hai dormito male o mangiato poco e dici che sei stanco. Ma ci pensi anche dopo aver fatto un compito difficile? Pensi mai di fare subito dopo qualcosa di più leggero?
E quando lavori con altri pensi mai che il dispendio di energie per fare qualcosa non è necessariamente lo stesso che pensi per te, ma che ognuno impiega differentemente risorse mentali e fisiche?

Quando parlo di pianificazione con i miei clienti vedo spesso che pianificano le giornate e le attività come se fossero sempre al 100% delle proprie capacità, pieni di energia e di voglia di fare. Purtroppo però non è sempre così, che sia per un imprevisto o per un periodo lavorativo intenso, è molto più semplice pianificare le attività pensando a quando sarai produttivo e quando no, e quindi a mettere in agenda prima le pause piuttosto che le attività.

Tempo

Altro grande cruccio “oggi non ho fatto nulla”, quando la risposta più corretta sarebbe “oggi non ho fatto nulla di ciò che volevo, ma ho fatto molte altre cose” forse meno urgenti o importanti, ma che comunque hanno occupato il tuo tempo. Non sto pensando a tutte le attività rubatempo come gingillarsi, far finta di lavorare, sto pensando a tutte le persone che lavorano e impiegano il proprio tempo attivamente e poi pensano di non aver fatto nulla.

Il tempo è una risorsa finita e quindi non è persa, al massimo impiegata diversamente da quanto pianificato. Ecco perché la pianificazione serve, perché ti permette di sapere cosa fare e quando farlo, così puoi gestire il tempo e non pensare di non far nulla o avere la sensazione di essere sempre di corsa.

Come vedi anche nel nostro ecosistema umano bisogna imparare a gestire le risorse, perché non è vero che perdi tempo ed energie, vuol dire che le hai impiegate altrove.

Il primo passo è capire dove e il secondo è scegliere.

Sì, scegliere, far competere la versione meno bella di te e far emergere quella più completa e bella: ciò che veramente sei e puoi fare.

Non ne vale forse la pena? E tu, cosa elimini per cominciare?

Prima o dopo?

Prima o dopo?

Ti capita mai di essere con le mani in pasta, letteralmente intendo, ad amalgamare farina uova e tutti gli ingredienti perfetti della torta preferita e realizzare che hai dimenticato il lievito e che ora per prenderlo o dovrai fermarti, staccare l’impasto dalle mani e lavarle o sporcherai tutto nel tentativo di aprire lo stipetto e prendere il barattolo giusto?

Beh… capita a tutti, ma sicuramente la prossima volta tirerai fuori il lievito per tempo e sarà tutto disposto alla perfezione sul piano di lavoro.

Questo è quello che capita quando non pianifichiamo bene la sequenza degli eventi e lungo la via ci accorgiamo che dovevamo fare prima qualcosa che non abbiamo ancora fatto e questo è un bell’inconveniente, perché porta a sprecare tempo ed energie.

Ho deciso di scrivere questo post perché molto spesso quando lavoro con i progetti dei miei clienti mi accorgo che non hanno prestato la giusta attenzione all’ordine temporale, a ciò che viene prima e ciò che viene dopo. E spesso questo è causa di ritardi e di incomprensioni.

Ancora una volta un po’ di pianificazione aiuta.

Il problema non è solo nell’ordine temporale delle cose, ma anche nella loro durata: una buona pianificazione tiene conto anche del criterio temporale sia nel senso di prima e dopo, sia nel tempo di attesa necessario per compiere alcuni passaggi. Ad esempio, alla richiesta di leggere un documento devo lasciare il tempo al destinatario di leggerlo. Ci pensi dopo il click di invio di una mail?

La pianificazione aiuta anche nel verso contrario e cioè a capire quando due cose possono essere fatte insieme e quindi a non sprecare tempo facendole una dopo l’altra. Non avevi forse acceso il forno mentre impastavi così, ora che è tutto pronto, puoi informare lo stampo senza aspettare che arrivi alla giusta temperatura?

Lo so, è un concetto apparentemente molto semplice, ma che nella gestione del tempo si traduce in tanti piccoli inghippi. “Sono bloccato, finché non mi manda la versione finale non posso andare avanti”, “sto perdendo tempo, perché ha fatto un sacco di modifiche e ora mi tocca riprendere tutto da capo” Ti suona famigliare? Ecco cosa vuol dire non aver correttamente considerato tempi e durate.

La soluzione è sempre una buona pianificazione, che richiede un momento di analisi del prima del dopo e del tempo necessario in fase di elaborazione del progetto.

Anche questo tipo di ordine serve e renderà i tuoi progetti efficaci e precisi.

Non sai come fare questo passo? Parti dal passato. Vai a vedere un progetto passato, e valuta se hai considerato l’ordine di questi fattori o se al contrario non ci siano stati momenti di ritardo dovuti a una pianificazione imprecisa. C’è qualcosa che poteva essere fatto prima di qualcos’altro e che ha bloccato il progetto? Si poteva risparmiare tempo facendo insieme delle parti? Hai valutato male delle parti che poi si sono rivelate molto più lunghe?

Questo tipo di analisi è molto importante, aumenta la consapevolezza e la capacità di pianificazione, così facendo, il prossimo progetto sarà migliore del precedente e le cose fileranno molto più lisce.

Perché non provi anche tu? Fai l’analisi di un progetto e condividi con me i tuoi risultati, troveremmo insieme l’inghippo!

Tempo al tempo

Tempo al tempo

“Ma come tempo al tempo? Se mi dici sempre di affrontare le cose e fare tutto al momento?”

È questo che hai pensato leggendo il titolo di oggi? Beh, non posso darti tutti i torti, ma in verità anche se il fatto di non procrastinare le cose aiuta molto l’organizzazione e soprattutto non ci fa perdere occasioni preziose, ci sono casi nelle quali vige la regola contraria.

Curioso di sapere quali?

In primis, quando scriviamo qualcosa, sia che si tratti di progetto, sia che si tratti di una lettera, un post o un brainstorming.

Ci vuole un momento di stasi prima di una correzione. Se per una mail è vero che si può scrivere e rileggere subito dopo, per gli altri esempi che ti ho fatto ci vuole proprio un momento di riposo e di non lavoro.

Già, come la pizza ha bisogno di tempo per lievitare, anche le tue idee hanno bisogno di vedere… se prendono corpo.

Quindi quando hai fatto un momento di brainstorming per una nuova idea, hai buttato giù i passi per un nuovo progetto, lasciali sedimentare un po’. Questo perché in questa prima fase hai lavorato in maniera emozionale, lasciando libere le idee di fluire e di emergere, ma se poi vuoi vagliarle con la parte razionale, allora è meglio aspettare un po’.

Il fatto di far passare un po’ di tempo ti permette di vedere innanzitutto se hai dimenticato qualche pezzo, poi ti dà modo di aggiungere le sequenze logiche o di unire al meglio le varie parti e infine ti permette anche di vedere se le cose hanno davvero valore.
Se non rispetti questo tempo, è come se lavorassi solo sui sogni di notte, che sembrano tutti fantastici e pieni di grandi idee e poi al risveglio diventano neve al sole.

Molte volte mail non controllate, progetti scritti di getto, idee fatte senza un progetto alle spalle sono fonte di insuccesso, di perdita di tempo e di stress. Questo si può evitare proprio con la consapevolezza che ci vuole un tempo in più, quello della “cova” e del controllo.

Tempo al tempo ha poi una seconda eccezione e cioè che le cose hanno valore e significato spesso nel tempo nelle quali sono fatte, e questo è un aspetto importante nella nostra organizzazione personale.

Perché tutto ciò che è parte di noi, le cose che scegliamo di fare nel nostro tempo, dipendono da ciò che dobbiamo fare, ma anche da ciò che ci piace fare. E se le prime possono essere simili nell’arco di una vita, le seconde no.

E quindi ti dico, presta attenzione al tuo tempo. Se ci sono cose che non ti danno più la stessa passione, che non ti divertono più… beh, smetti di farle.

Spesso mi capita, nell’organizzazione del tempo, di trovare persone che fanno una qualche attività perché l’hanno sempre fatta e che nel tempo hanno smesso di chiedersi se piacesse loro o no. Bene, proprio perché il tempo è un bene prezioso… chiediti se ciò che fai è proprio ciò che vuoi fare. Perché se qualcosa è veramente una passione, ti risponderai in un nanosecondo, ma se ci metti un po’ di più, forse è venuto il momento di gestire diversamente il tuo tempo.

Vuoi provarci? Sono qui per aiutarti, contattami!