Noiosi come bambini

Noiosi come bambini

Avere a che fare con i bimbi, soprattutto quelli piccoli, è noioso.

Fanno sempre le stesse cose, amano fare le stesse cose, nello stesso ordine, con gli stessi ritmi e le stesse sequenze. Così da neonati, poi, appena sono un po’ più grandi, chiedono sempre la stessa storia, guai a cambiare anche solo una parola, vogliono fare li stessi giochi e vedere gli stessi cartoni fino a sapere tutto a memoria. Inutile aggiungere che poi spesso fanno sempre le stesse domande 😉

Ma perché tutta questa ripetitività? Perché dà sicurezza, prevedibilità, e soprattutto quando i bimbi sono molto piccoli dà l’illusione di poter governare il mondo circostante.

A uno stimolo segue una reazione, che è sempre quella.

La ripetitività è utile non solo per i più piccini, ma anche per i grandi e la ragione è la stessa: dà sicurezza. Solo che per gli adulti si chiama routine.

Ecco perché è così importante in alcune fasi della giornata poter staccare la spina e affidarsi al fatto che le cose possono essere fatte secondo una sequenza precisa, consolidata e costante.

Da adulti, inoltre, si aggiunge il grande vantaggio che le cose meccaniche e ripetitive sono anche un risparmio di energia. Se ogni volta che fai il caffè la mattina dovessi chiederti qual è la ricetta, quanta acqua, quanto caffè, come si mettono nella moka, per quanto tempo il fuoco va acceso e via dicendo… probabilmente saresti già stanco prima di iniziare la colazione.

Quindi, come da bambino le routine imposte erano molto rassicuranti, ti davano l’idea di controllare il tuo mondo e ti davano il senso del tempo, oggi le routine ti aiutano a risparmiare energia, tempo e soprattutto a rilassarti e prepararti al compito successivo.

Vuoi qualche esempio?

 

LA ROUTINE DI INIZIO LAVORO

  • Fai qualcosa che ti piace, dedicati un momento prima di iniziare il lavoro, 5 minuti di mindfulness, ad esempio, o una piccola sessione di stretching.
  • Fai qualcosa che ti motiva: leggi un articolo del tuo giornale preferito, ascolta un breve podcast…
  • Rivedi la lista delle cose da fare.
  • Valuta le urgenze.
  • Inizia a lavorare (N.B. solo ora leggi le mail).

LA ROUTINE DI CHIUSURA LAVORO

  • Scrivi le cose che sono in sospeso.
  • Riordina le note e gli appunti, mettendo nel posto giusto tutte le informazioni ed eliminando ciò che non serve più.
  • Riordina il desktop, mettendo nel posto giusto tutte le informazioni ed eliminando ciò che non serve più.
  • Riordina la scrivania, archivia il necessario elimina il superfluo.
  • Prepara la lista delle cose per domani.

LA ROUTINE DELLA MATTINA

  • Un momento per te.
  • Arieggia la tua camera, rifai il letto.
  • Un momento per la tua colazione.
  • Bagno, vestiti.
  • Sei pronto per uscire.

LA ROUTINE DELLA SERA

  • Prepara le cose necessarie per l’indomani.
  • Preparati per la notte.
  • Metti in carica i tuoi device lontano dalla camera da letto.
  • Se ti va, bevi una buona tisana.
  • Leggi un po’, qualcosa di piacevole e non troppo impegnativo.
  • Ricorda ciò che di buono è successo oggi.
  • Sogni d’oro!

E tu che routine vuoi aggiungere alla giornata?

 

 

Photo by Alvin Mahmudov – Unsplash
Forse l’hai scordato ma

Forse l’hai scordato ma

Ci sono delle cose che abbiamo sempre fatto da bambini e che ora, proprio perché siamo adulti, ci pare giusto non fare, e invece, in termini di organizzazione personale, varrebbe proprio la pena continuare a fare.

Forse l’hai scordato, ma quando eri bambino eri una persona molto egocentrica, nel senso proprio del termine. Il tuo mondo eri tu, dove finivi tu, al massimo con la propaggine di mamma e papà, finiva il mondo, oltre c’erano le colonne d’ercole, il nulla più totale.

Poi crescendo ti hanno insegnato che non era il caso di essere così egoisti e che invece è bene tenere in considerazione anche le altre persone presenti a questo mondo e magia! Il mondo è diventato un insieme di relazioni e di scoperta. Sì, certo, molto un mondo molto più corretto e interessante, motivo per il quale non ti sto dicendo di tornare ad essere un bimbo egoista…

Ma una cosa di quest’approccio è davvero utile per la tua organizzazione personale: la tua personale e unica prospettiva.

A cosa mi riferisco?

Ai tuoi criteri di importanza, di priorità e di utilità.

Questo è uno dei punti centrali sul quale organizzo il lavoro con i miei clienti e che è un po’ il punto di svolta per l’organizzazione di spazi, archivi e tempo.

Siamo spesso abituati a pensare e, di conseguenza a organizzare, le cose e il tempo in base a categorie generiche o a bisogni comuni: bollette e fotografie catalogate per anno, riunioni programmate al mattino, zucchero in dispensa con il caffè.

Ma il punto è che non è detto che questi criteri siano davvero utili, o meglio siano quelli che realmente fanno per te.

Mettiamo che devi trovare le bollette per tipo di abitazione, hai due case e non vuoi mischiare i conti, che le mail le cerchi per mittente, che ami dormire al mattino e lavori meglio il pomeriggio, che usi lo zucchero solo per le torte. Non sarebbe stato meglio archiviare le bollette per edificio, le mail per persona, pianificare le riunioni il pomeriggio e mettere lo zucchero con la farina? Tutte cose sbagliate?

No, ragiona un po’ da bambino e seguimi ancora un attimo. Se dai da riordinare dei giocattoli a un bimbo lui non seguirà necessariamente le categorie classiche: pupazzi con pupazzi, costruzioni con costruzioni, molto probabilmente farà delle scelte personali: personaggi buoni e cattivi, libri che gli piacciono e no… e via dicendo.

Quindi quello che ti suggerisco è:

ritorna alla tua personale prospettiva, l’unica davvero utile, perché questa è riferita ai tuoi bisogni e alle tue necessità

cerca di capir la natura dei tuoi bisogni, crea le tue personali categorie e classificazioni e, in base a questo, imposta l’organizzazione che fa per te, sia per quanto riguarda i tuoi spazi, sia per i tuoi archivi.

E se vuoi andare un po’ più a fondo fai lo stesso anche per il tuo tempo. È giusto ragionare anche secondo le priorità personali per decidere che cosa va messo veramente nel proprio tempo. Questa prospettiva ti può far riflettere su cosa per te e è davvero importante, e poi, a seconda delle urgenze, capire cosa davvero mettere all’ordine del giorno.

E se vuoi tornare un po’ bambino e fare con me questo viaggio di scoperta… beh, chiamami!

 

 

Photo by Liane Metzler – Unsplash
Pianificazione a tre quarti

Pianificazione a tre quarti

La regola d’oro della pianificazione è trovare il magico equilibrio tra ciò che si desidera fare e la realtà delle cose. Sai che ci tengo tanto a fare in modo che la tua pianificazione ti sia di supporto e che tu non te la senta stretta e pressante.

 

In breve, mi piace ricordare che il tempo da pianificare non è la totalità del tempo, bensì i ¾.

 

Cosa vuol dire? Che se il tuo tempo di lavoro sono otto ore, ne devi pianificare sei, non quattro e non nove.

Dirai: “beh, ovvio che non ne devo pianificare nove se ne ho solo otto a disposizione”, e invece questo è quello che spesso succede. Capita, infatti, di mettere in sequenza tante attività con la sindrome del super eroe (“sì tanto ce la faccio in cinque minuti, questa è una cosa da poco”), salvo poi arrivare a sera lamentandosi di avere troppe cose da fare e non essere riusciti a completare la lista.

In realtà il problema non è tanto quello di non aver calcolato il numero giusto di attività, ma di non aver associato il tempo corretto da dedicare a tutte le attività.

 

Per farlo è molto utile pensare alla tua giornata come a uno spazio da riempire, dove togliere blocchi di tempo.

 

Questo semplice cambio di prospettiva, da elenco puntato a insieme di blocchi ti può aiutare a non pianificare involontariamente nove ore in un tempo di otto. Te ne avevo parlato anche in questo post.

Sembra poi paradossale, ma non vale la pena nemmeno pianificare solo quattro ore, perché altrimenti poi sorgerà la domanda “e ora che faccio”.

Se il problema è gestire le priorità e arrivare a fine settimana facendo non solo le cose importanti e urgenti, ma anche cose che per te sono di valore, e quindi importanti ma non necessariamente urgenti, ecco che se non le metti in agenda, non le pianifichi, molto probabilmente non le farai mai.

Può valere la pena pianificare solo quattro ore se sai che la giornata sarà ricca di imprevisti, ma non lasciare al caso la gestione del tuo tempo, sarà il modo migliore per renderlo inefficace!

Ecco, quindi, perché è importante pianificare la giusta quantità di tempo, i ¾ giusto?

 

Vediamo in breve i vantaggi di una pianificazione di questo tipo:

  • Se capita un imprevisto, hai il tempo di gestirlo.
  • Se hai calcolato male i tempi, hai del tempo in più per riparare.
  • Se sei svogliato e ci metti di più a fare le cose, rimarrai comunque nei tempi.
  • Se finisci prima, tanto meglio, tempo in più per il relax o tempo per fare qualcosa che è in fondo alla lista.
  • Avendo il numero giusto di cose da fare, lavorerai in modo concentrato, ma allo stesso tempo non ti sentirai sottopressione all’idea di dover finire tutto.
  • Sai che la tua giornata è sì di lavoro, ma anche con delle pause degne di nota.

Ecco che la lista potrebbe andare avanti ancora a lungo… ma voglio concludere dicendo che c’è un solo tempo da non programmare, la famosa eccezione che conferma la regola. Sai qual è?

Il tempo di riposo, di relax, di vacanza, il tuo tempo.

Lì non c’è regola dei ¾ che tenga, sono i tuoi 4/4 per fare ciò che ami, o semplicemente per non far niente!

 

E i tuoi ¾ come funzionano? Se non funzionano, sai che io sono qui per te!

 

 

Photo by Dev Bezbaruah – Unsplash
Progetti camaleontici

Progetti camaleontici

Anche i progetti nascono, crescono e si evolvono.

Cosa intendo? Che una buona progettazione è efficace se è sì ben fatta, realistica e sostenibile, ma anche se è flessibile e adattabile.

A che cosa? Beh, in prima battuta alle novità che la vita presenta. Puoi progettare un’idea dal momento creativo alla realizzazione finale, ma non puoi sapere come andranno le cose. Mettendolo in atto, ad esempio, possono arrivare inaspettatamente nuove idee e nuovi impulsi.

Che fare? Considerarli e portarli avanti o far finta di nulla? Dipende, dipende da come hai definito il tuo scopo all’inizio, te ne parlavo qui: una buona struttura a monte ti aiuta a capire se è una buona idea, o semplicemente un pensiero.

Così, come sempre nella vita succede, possono arrivare degli imprevisti. Un ritardo inaspettato, una collaborazione che non si concretizza come fruttuosa, un evento personale che porta a mettere energie e pensieri altrove. Succede… ma ancora una volta è la progettazione a monte che ti permette di avere il quadro d’insieme e valutare come procedere: fermarsi, rallentare o ignorare il tutto e mettere in atto il piano B? Guarda il tuo progetto nel suo insieme, guarda la struttura e decidi.

Ecco che come vedi i progetti nascono, crescono e si evolvono.

Ma per far sì che il contorno, sia in senso positivo, e quindi con l’arrivo di nuove idee, sia in senso negativo, e quindi con l’avvenire di imprevisti, abbia il giusto perso è molto utile avere alle spalle una solida struttura, cioè una buona progettazione.

Molto spesso quando sia ha un’idea si parte in quarta senza riflettere.

Pianificare, invece, è un tempo utile, non sprecato, che merita di essere investito.

Ti piace questo approccio alla progettazione delle tue idee personali e di lavoro?


Questo è solo un assaggio… c’è un corso che fa per te che sarà pronto a brevissimo… curioso? Si chiama “Dal dire al fare” e ti aiuta a rendere efficaci i tuoi progetti, concrete le tue idee.

E’ on line, lo puoi fare quando vuoi, con i tuoi tempi e secondo le tue esigenze. Per ogni modulo materiali, esercizi e un recap, per non perdere proprio nulla!

Stay tuned! E se non stai nella pelle… mettiti in lista!

Photo by Claudel Rheault – Unsplash

Feedback

Feedback

“Come sono andate le cose?”

“Cosa posso migliorare?”

“Quali le cose che sono andate inaspettatamente bene?”

Ti sei mai fatto queste domande?

Le hai mai fatte a fine progetto per vedere come sono andate le cose?

Questi sono solo alcuni degli aspetti che possono essere considerati per avere un buon feedback di un lavoro fatto, ma il punto è che un buon feedback è indispensabile per:

  • apprezzare il lavoro fatto
  • valutare i possibili miglioramenti
  • capire cosa approfondire
  • capire cosa eliminare
  • scoprire aspetti nascosti che possono andare a tuo vantaggio

Questi sono solo alcune delle cose che emergono da una buona analisi del lavoro fatto. Ma per farla al meglio è importante capire un altro concetto.

I feedback possono essere positivi o negativi, ma anche questa accezione dipende dalla tua interpretazione.

Per questo è importante fare un’analisi personale quanto più oggettiva possibile.

Facciamo un esempio: il progetto è andato per le lunghe, hai scelto di considerare un partner esterno per un servizio, ma il contatto che hai preso in esame non è stato puntuale ed efficace come speravi. Il feedback dunque è negativo. Lo è in prima battuta, perché la soluzione che hai considerato in corso d’opera è stata di approfondire il tema e quindi imparare delle nuove conoscenze su quel servizio. Questo è un feedback positivo: hai aumentato le tue abilità professionali. O forse no perché di fatto ti è costato troppo tempo?

Come vedi lo stesso evento può essere considerato in entrambi i modi, positivo o negativo, a seconda di come vuoi considerare il punto per i progetti futuri.

Se, ad esempio, decidi che l’aver imparato nuove cose, aver investito e non perso del tempo, e che quindi la prossima volta non esternalizzerai più il servizio, ma al contrario investirai per impararlo tu al meglio, il feedback è sicuramente positivo.

Se invece vuoi mantenere la delega allora il feedback è negativo, ma la soluzione è facile da un lato, e cioè trovare un nuovo contatto, ma soprattutto ha un altro risvolto positivo, e cioè che, avendo approfondito il tema, sarai molto più consapevole nella futura scelta di un partner esterno e formulerai le tue richieste in modo più chiaro e preciso, facilitando l’esternalizzazione stessa del compito.

Come avrai capito positivo e negativo sono concetti che vanno contestualizzati e che soprattutto hanno come passo successivo l’analisi di un problema e la sua soluzione in termini di miglioramento.

Lo sono anche se il feedback è assolutamente positivo: un corso che ho creato ha raggiunto cinque volte l’obiettivo desiderato. Feedback positivo, passo successivo: posso aumentare la promozione del corso e farlo diventare uno dei miei servizi di punta perché funziona ed è efficace.

I feedback sono importantissimi, e meritano tempo e attenzione nella formulazione e nell’analisi.

E tu non vuoi iniziare a considerarli anche per il tuo lavoro? Facciamolo insieme, troveremo i più appropriati per te!

Photo by Markus Winkler – Unsplash