Il mio primo giorno dell’anno è iniziato con un gran regalo: la neve. Ho passato quasi tutta la mattina a guardare la neve che cadeva morbida sulle fronde degli alberi.
È stato un momento importante perché mi ha ricordato il valore del tempo per sé, dei momenti nei quali, in effetti, non è sempre necessario fare qualcosa, nei quali basta ascoltare. Ascoltare ciò che vediamo, ciò che sentiamo e magari è anche un buon momento per lasciare che i pensieri vaghino senza troppo controllo.
Ho scelto di iniziare il blog del 2018 condividendo quest’esperienza perché spesso mi accorgo che non sono molto brava a rallentare, a prendere del tempo per non fare nulla. Sono al contrario molto brava a organizzare tutti miei tempi e a renderli efficienti, ma in effetti… lo dico spesso: il tempo del “fare” e del “non fare” sono ugualmente importanti, ed ecco che i fiocchi di neve soffici e silenziosi me l’hanno ricordato.
Quindi concludo condividendo uno dei miei buoni proposti del nuovo anno: non essere troppo esigente e cercare di rispettare anche i miei “non tempi”.
E tu, ci vuoi provare con me?
E per ispirati un po’ ecco il breve video che ho condiviso proprio quel giorno su Instagram.
Natale, tempo di regali e pacchetti! Con il mio animo green non potevo non affrontare questo tema che mi sta tanto a cuore… la sostenibilità anche nei pacchetti regalo!! Voglio condividere con te qualche idea per cercare di sprecare meno e di rendere comunque il Natale un momento allegro e di condivisione.
Regola fondamentale, semplice e chiara: riusa. Riusa tutto ciò che puoi per fare i pacchetti.
- Inizia con l’utilizzare le carte dell’anno precedente. E quando ti prepari all’operazione “scarto dei regali”, armati di forbice e un po’ di pazienza, vedrai che molto può essere riutilizzato così com’è.
- Recupera le immagini di calendari dell’anno ormai andato, sono molto utili per creare dei piccoli pacchetti o fare delle buste.
- Scegli una carta da regalo che sia di carta e non plastificata, così poi potrà essere riciclata. Anche la carta da pacchi va benissimo, puoi arricchirla con un fiocco, una decorazione, un disegno o anche da qualche riga al posto del biglietto.
- I fiocchi e le “ciocchette”, possono essere riutilizzati di anno in anno. In particolare se scegli di chiudere le confezioni con dei nastri o degli spaghi, fai nodi che possano essere riaperti e che ne facilitino il riuso.
- Cerca di fare pacchetti utilizzando meno scotch possibile. Se usi la carta di carta vedrai che è sufficientemente rigida da consentirti di chiudere facilmente il pacco senza scotch, provare per credere! Dovrai solo usare bene lo spago per tenere tesa la carta.
- Scegli sacchetti e contenitori che possano essere facilmente aperti e chiusi, così da poterli riutilizzare. Non esagerare però con queste due tipologie d pacchetti, ricorda “less is more”, altrimenti poi ti riempirai di cose inutili durante tutto l’anno.
- La carta non è l’unico materiale per fare i pacchetti, si possono usare ad esempio i foulard di stoffa, secondo l’arte del furoshiki, che trovo davvero bellissima!
Se hai voglia di curiosare un po’ ho creato per te questa bacheca su Pinterest con qualche idea per creare dei pacchetti alternativi e più sostenibili.
Ti consiglio poi di aggiungere sempre un biglietto, una riga o una frase che dia valore al tuo regalo e che lo renda speciale, ancor più che il pacchetto.
Se puoi fai solo il biglietto: regala un’emozione, un pensiero, un’esperienza.
Cosa intendo? Intendo tutte quelle cose che non lasciano pesi da gestire e non ci sono utili. Questo mese te ne suggerisco un po’ sulla mia pagina Facebook, segui #ideesottolalbero
Come ogni regola ha la sua eccezione, così anche i regali ce l’hanno. I pacchetti colorati, di carta sgargiante e con tanti fiocchi facciamoli per i bambini. Lasciamo loro il desiderio di immaginare cosa contiene un pacco, la magia di scartarlo, di rompere la carta e perché no anche di giocare un po’ proprio con carta e fiocchi!
E tu hai qualche altro consiglio da suggerire? Scrivilo nei commenti!
“Grazie per avermelo chiesto, ma in verità non posso dirti di sì.”
Quanto ci da’ fastidio sentire queste parole? Quando facciamo una richiesta pensiamo sempre di sentirci dire di sì? E soprattutto, queste parole le pronunciamo mai?
Sono sempre stata convinta che nelle cose ci si debba mettere impegno e passione e quando questo non è possibile, le cose non riescono bene, morale della favola, tanto vale non farle.
Ecco che quando mi ritrovo oberata di cose da fare cerco di ricordarmi la priorità delle cose e che a volte è bene saper dire di no.
Già, proprio “no”.
Spesso questa parola viene vista come una cosa solo negativa. In certe culture, è proprio maleducato dire di no e quindi si cerca di esprimere il concetto con un elegante giro di parole. Credo, invece, che saper dire di no dimostri molta educazione, nei confronti degli altri e in primis verso noi stessi.
Quando prendi un impegno, che sia con qualcuno o con te stesso, devi portarlo a termine al meglio delle tue capacità. Quindi se fin da subito prendi un impegno sottogamba o dai una disponibilità quando sai che non potrai portare a temine quel compito, equivale a fare e cose male, a mancare di rispetto.
Cosa centra tutto questo con l’organizzazione?
Essere organizzati significa anche fare i conti con le cose da fare, le nostre energie e il nostro tempo. Quindi, anche saper dire di no equivale ad una forma di controllo sulla gestione dei nostri flussi di cose da fare, sia di lavoro, sia personali.
C’è da dire che un “no” secco e basta non aiuta la nostra socialità, quindi se ti capita di doverlo dire…
- Ricorda a te stesso perché lo fai, un “no” sincero non significa non voler essere disponibile, ma non essere in grado di dedicare energie e tempo a quel compito.
- Motiva il tuo “no”, facendo capire il tuo pensiero.
- Dimostrati disponibile e interessato. Anche se dici di no ad un amico per un aiuto o di no al lavoro per un compito, ricordati poi di essere presente e chiedere come procedono le cose.
Soprattutto ora, che si avvicinano le feste, le scadenze della fine dell’anno, ricordati che un po’ di bon ton non guasta mai, e un “no” detto con educazione e ben motivato, altro non è che una forma di rispetto per te stesso oltre che un buon sinonimo di una corretta gestione di tempo ed energie!
In tema di bon ton non possiamo non pensare anche a noi stessi. Sei educato con te? Io non sempre, e per questo ogni tanto cerco di ricordarmi le buone maniere. Ad esempio, partendo dalle piccole cose, mi do il buon giorno con un po’ di tempo per me.
Cerco anche di ricordarmi che buona educazione vuole che quando sei felice tu lo esprima, anche con te stesso. Quindi… impara a farti un complimento e a gratificarti. In particolare, quando devo fare qualcosa che mi pesa particolarmente, penso anche a cosa potrò fare una volta terminato l’arduo e noioso compito, qualcosa che mi piace e che mi da’ soddisfazione, così sono più motivata a fare in fretta ciò che mi pesa. Credo sia buona educazione nei confronti di noi stessi alternare compiti noiosi e piacevoli, cercando di dare equilibrio e serenità alle nostre faccende quotidiane. E tu che ne pensi?
Dobbiamo imparare a riconoscerci quando facciamo una cosa fatta bene, magari con una piccola ricompensa.
Quindi, ogni tanto, dirci che siamo bravi, ci sta!
Altro aspetto del bon ton con noi stessi… è saper fare delle pause degne di tale nome. Non tutti riposiamo allo stesso modo, non tutti occupiamo il nostro tempo libero facendo le stesse attività. Ma se ti conosci bene, sai cosa devi fare per ricaricarti e trovare nuova energia.
Ricordati di metterlo in pratica ogni volta che serve! Scegli la tua attività per la pausa breve, mentre lavori o a fine giornata, una telefonata ad un amico, una piccola passeggiata, un tè con un amico, un giro in libreria, una lezione in palestra… e quella per la pausa lunga, magari nel week end, la visita ad un museo, una cena tra amici, una camminata nei boschi!
E tu, quanto sei educato con te stesso?
Come sai, vivo a Venezia, una città dove le case sono vicine tra loro e quando in estate si tengono le finestre aperte si sente molto della vita dei nostri vicini. La notte invece la città diventa molto silenziosa, ma i rumori si sentono ancora più forti di prima: la gente che chiacchiera, i gabbiani che non dormono per via delle luci delle città… insomma, d’estate la città è piena di suoni e rumori.
Se devo identificare un suono per l’estate però penso alle cicale. Al cicalio intenso delle ore calde delle giornate di luglio e agosto. Mi piace stare distesa ad ascoltarlo, all’ombra, coccolata dal vento. Mi rilassa molto.
Se però voglio ricaricarmi profondamente, mi piace ancor di più allontanarmi da questi rumori e ascoltare il silenzio. Il silenzio della notte o della montagna. Ormai il silenzio è una rarità, c’è sempre qualcosa che non ce lo fa ascoltare. E soprattutto il livello dei suoni della nostra vita è sempre molto intenso e continuo. Pensaci: la musica, la televisione, il traffico, le persone che affollano treni, bus e strade.
Ora pensa al tuo relax, ad eliminare le fonti di fastidio. E una di queste è anche il rumore. Quindi, approfitta delle vacanze o delle città deserte, e fai detox anche del rumore.
Inizia a casa, spegni la tv a cena, abbassa il volume, ascolta la tua famiglia, ascolta i tuoi pensieri e poi, in un giorno di vacanza o in una pausa di lavoro, prova a cercare una meta che ti permetta di ascoltare ciò che ci circonda e assapora il suono del tuo relax, che sia il vento tra gli alberi, le onde del mare e perché no, anche qualche uccellino in città.
Ascolta i rumori che ti circondano, apprezza anche il silenzio, tutto questo ti farà vivere ancor più intensamente i tuoi momenti e ti regalerà nuova energia!