Serendipity. Abitudine alla novità

Serendipity. Abitudine alla novità

Oggi ho imparato una parola nuova: serendipity.

Cos’è? È la capacità o la fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte, mentre si sta cercando altro.

Credo sia una cosa bellissima, credo sia proprio uno dei piaceri della vita: la gioia di assaporare qualcosa di nuovo anche nella vita di tutti i giorni: uno scorcio della città che non abbiamo mai visto, un dettaglio di qualcosa che possediamo da sempre e che fino ad ora rimasto nascosto ai nostri occhi, un nuovo abbinamento nella ricetta di sempre…

La vera serendipity, come William Holden spiega ad Audrey Hepburn in “Insieme a Parigi”, “significa apri gli occhi ogni mattina, per vedere il nuovo giorno così luminoso e impazzire… È una parola vera, vuol dire l’abilità di trovare piacere, eccitazione e felicità in tutto ciò che accade, non importa quanto inatteso”.

Ma siamo davvero capaci di farlo?

All’inizio dell’anno ti ho parlato di resilienza, sottolineando come l’abitudine a volte ci porti ad adattarci a situazioni che non sempre sono giuste, o meglio, non sono necessariamente le migliori per noi. Cosa intendo? Ti è mai capitato di chiederti perché prendi quella marca di biscotti o perché al lavoro inizi sempre facendo la stessa cosa? Di solito la risposta è: “per abitudine”.

In effetti ci sono determinate cose che facciamo sempre così perché ci viene naturale, perché ci dobbiamo sforzare meno, perché è più comodo.

Ma ti sei mai chiesto se per caso non ci sia un altro modo, magari migliore, di fare la stessa? Che possa farti risparmiare tempo ed energie? O se un approccio diverso non possa darti nuovi stimoli? O magari non possa alleggerirti o farti divertire di più?

Avere un’abitudine consolidata porta a non vedere più le cose con la freschezza della prima volta, ci fa perdere il sapore della serendipity.

Quindi una tantum prenditi il tempo di guardare le tue abitudini con occhi nuovi e sforzati a vedere se ti piacciono ancora, se vanno sempre bene, se non valga la pena cambiarne una tra tutte.

Non perdere nuove opportunità, non scordare la spontaneità, ogni tanto fai il tuo check up personale! 

E tu, quale abitudine vorresti cambiare? Scrivimelo nei commenti!

 

Troppe mail? Ecco come non odiarle

Troppe mail? Ecco come non odiarle

Il problema principale delle mail è che ne riceviamo troppe. Ma sono tutte utili? E soprattutto non possiamo eliminarne una parte?

Spesso molte delle mail sono informazioni che non abbiamo scelto di ricevere. Iscrivendosi a diversi siti o con determinati acquisti capita di essere iscritto a newsletter e a invii pubblicitari che non desideriamo ricevere.

Il primo passo è.. DISISCRIVITI.

Istintivamente si cancella la mail punto e basta, ma così facendo, non eliminiamo il problema: quando capita di ricevere una mail che non ci interessa, usiamo un minuto in più e disiscriviamoci utilizzando il link che di solito è nascosto in fondo alla mail.

Se può esserti d’aiuto, ci sono servizi che permettono di sapere a cosa si è iscritti e di eliminare la nostra mail da questo fastidioso spam, ad esempio per Gmail è utile Unroll.me
Altro sistema è quello di creare dei filtri specifici su determinati indirizzi, mandando direttamente nella posta indesiderata o nel cestino ciò che non ci interessa, ma direi che è meglio eliminare il problema alla radice, togliendo il nostro indirizzo dalla mailing list.

Il mio secondo suggerimento per non avere l’inbox intasato da newsletter è quello di creare un indirizzo ad hoc.

Io seguo alcuni siti e mi piace ricevere informazioni, quindi, con relativa parsimonia, voglio anche essere informata e ho scelto di iscrivermi alla newsletter. Questo non vuol dire però che le voglio leggere tutti i giorni o che mi piaccia fare la cernita dell’inbox ogni volta che apro la mail. Per questo motivo ho creato una e-mail “newsletter” che leggo solo se e quanto ho voglia di leggere le newsletter.

Per i siti che seguo e che mandano informazioni quando pubblicano qualcosa o le cui newsletter sono la raccolta di articoli, ho scelto più che l’invio via mail l’uso dell’RSS.

Così facendo ho eliminato un altro po’ di mail.

E infine… controlla periodicamente le tue newsletter, gli interessi cambiano nel tempo, non avere paura di iscriverti ad una newsletter perché poi riceverai troppe mail. Provala e se non ti piace più, cancellati!

Oggi, compiti per casa: apri il tuo inbox e togli il tuo indirizzo da almeno 3 mailing list che non ti interessano.

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Che ritmo hanno le tue giornate?

Che ritmo hanno le tue giornate?

Qual è la tua musica preferita? Rock, punk. Classica? Tutte?

Ma tutti amiamo le stesse melodie o a seconda del momento del giorno e di come stiamo ce ne piacciono solo alcune?

A inizio mese ti ho parlato di resilienza versus adattamento passivo. Oggi voglio farti capire cosa significa nella vita di tutti i giorni, a casa e nel nostro tempo libero.

Un esempio tra tutti: il rispetto del nostro ciclo circadiano.

Hai mai pensato se sei una persona mattutina o serale? Qual è il momento del giorno nel quale le cose riescono meglio e con meno fatica?

Fai quest’analisi e cerca pianifica di conseguenza le tue giornate: nei momenti a te più favorevoli pianifica le attività più faticose e lascia le pause negli altri momenti: se la mattina alzarsi è una tragedia, pianifica una lenta routine mattutina e sposta il tuo allenamento di corsa nel pomeriggio. Al contrario, se la sera non vedi l’ora di andare a letto, perché non trovare un modo di leggere il libro che ti piace in treno o in bus mentre vai al lavoro?

Da sempre ci insegnano che certe cose si fanno in certi momenti del giorno, ma in verità nessuno ci insegna che prima di tutto dobbiamo adattare il nostro ritmo alle cose da fare e con questa piccola arguzia… vedrai che avrai molta più energia e farai molte più cose!

Resilienza e lavoro, 3 idee per migliorare

Resilienza e lavoro, 3 idee per migliorare

La scorsa settimana ti ho parlato di resilienza versus adattamento passivo. Oggi voglio farti capire cosa significa ad esempio sul lavoro. In quest’ambito infatti è molto facile adattarsi alle situazioni senza ricordarci che con poco impegno in più si può lavorare meglio, sprecando meno tempo ed energie.

Sei pronto per il tuo check up? Ecco 3 idee che potranno rivoluzionare il tuo lavoro:

Prova a cambiare punto di vista: quando entri nel tuo ufficio, non sederti al tuo posto, prova a far finta di essere l’ospite, la persona che nel tuo ufficio. Da cosa viene accolta? Come si trova? cosa vede?

Ora cerca di migliorare gli spazi dell’ufficio rendendolo più accogliente, fresco e funzionale.

Prova ad aprire un progetto chiuso e archiviato. Trovi i documenti? Sono di facile consultazione? C’è troppo o troppo poco materiale?

Alla tua analisi fai seguire delle nuove idee per gestire meglio i tuoi documenti.

Terzo ed ultimo punto. Tutti noi facciamo dei lavori ripetitivi che spesso portano via molto tempo. Ma sono davvero indispensabili? E soprattutto, siamo certi che li facciamo nel modo più efficiente e veloce? Analizziamoli da un punto di vista esterno, magari chiediamo aiuto ad un collega che non l’ha mai fatto e vediamo quali sono i miglioramenti possibili.

Queste sono tre idee che possono aiutarti a valutare se nel lavoro ci siamo adattati a comportamenti, abitudini e situazioni per comodità e non perché sia un vero adattamento, quindi… analizza e poi, via al cambiamento!

E se non trovi delle idee soddisfacenti, chiedi l’aiuto di un Professional Organizer, ti aiuterò a trovare le soluzioni ad hoc per te!

Resilienza a tutti i costi?

Resilienza a tutti i costi?

Ogni anno mi piace iniziare il blog con un concetto che proviene dal mondo naturale. E quest’anno tocca alla resilienza. Questo perché l’ho sentita a destra e sinistra, e voglio raccontarti il mio punto di vista.

La definizione di resilienza ecologica è:

“la capacità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato”

Come vedi non si parla di individuo, ma di materia vivente e comunità. Si tratta proprio della capacità di un intero ecosistema di far fronte ad un evento negativo o di un momento di stress. La Natura, si sa, non bada al buono o al bello, quindi questo significa che alcuni individui sopravvivono ed altri no. Chi si adatta e cambia sopravvive, chi non è adatto e rimane tale, non sopravvive. L’ecosistema complessivamente ci guadagna, ma non necessariamente il singolo individuo.

Questo cosa ci insegna? Che di fronte ad un evento di stress o di cambiamento ha la meglio chi reagisce attivamente e si adatta. In effetti questo principio è lo stesso della resilienza psicologica che nella sua definizione è:

“la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.”

Cosa però mi piace prendere dalla definizione della resilienza ecologica e non da quella psicologica?

Che in natura sopravvive chi si adatta, in verità chi ha le caratteristiche per farlo. Ma questo vale anche nella società umana? Vale sempre sapersi adattare?

Saper cambiare se stessi di fronte ai cambiamenti è fondamentale, come ti raccontavo tempo fa nel ciclo del cambiamento. Ci sono precisi step che ci portano ad essere consapevoli del cambiamento e, successivamente, a saperli affrontare al meglio.

Ma c’è anche un rovescio della medaglia? Adattarsi vale sempre? Bisogna anche ricordare che adattarsi contro natura, significa proprio perdere la nostra natura. Snaturasi dunque. Perdere la nostra identità, le nostre caratteristiche, dimenticare i piccoli piaceri che rendono speciali le giornate.

A volte infatti si dimentica che ogni tanto è bene saper fare il proprio check up e vedere se le cose vanno bene e se noi stiamo bene.

Ecco dunque che quado sento parlare di resilienza, tanto mi piace il concetto di cambiamento, versatilità e adattamento, quanto penso che forse… bisogna anche non snaturasi.

Quindi, visto che siamo a inizio anno ed è tempo di buoni propositi, chiediti come stai e se le cose sono come le vuoi o come invece si sono adattate nel tempo.

Non dico di stravolgere la tua vita e cambiare punto in bianco tutto quanto, ma con onestà, cerca di capire quali sono le cose che hai accettato per abitudine, ma che in verità non ti piacciono.

Ecco, questo è il primo passo verso il ciclo del cambiamento.

Provaci! Non accontentarti di ciò che capita, vivilo e sceglilo!