Ci siamo è carnevale! Coriandoli, frittelle e bimbi mascherati!
Come sai vivendo a Venezia è un momento significativo dell’anno e devo dire che se un tempo mi piaceva molto, e tante volte mi sono vestita in maschera. Adesso però da “veneziana adottata” sento che è un periodo nel quale la città è poco di chi la abita. Ma non voglio parlarti di questo, piuttosto vorrei parlarti delle radici del carnevale.
Un tempo questo era un periodo nel quale tutte le gerarchie sociali si annullavano, ci si lasciava andare al caos e al divertimento e ognuno poteva dire la sua. Un momento di sfogo e divertimento per poi ritrovare ordine ed equilibrio.
Perché ti parlo di questo? Perché spesso noi non diciamo determinate cose perché non vogliamo creare attriti, problemi o non vogliamo occuparci delle conseguenze. Ma come sempre, molto dipende da come lo diciamo.
Scegliere il modo in cui comunichiamo è molto importante.
Sembra semplice, ma quante volte scegliamo il mezzo che ci è più comodo senza pensare a chi riceverà il nostro messaggio e al motivo della nostra comunicazione?
Non posiamo usare sempre WhatsApp: per una comunicazione importante di lavoro che deve rimanere agli atti, sarà meglio scrivere una mail. Allo stesso modo, non tutto si comunica via mail: se vogliamo dire qualcosa di molto personale, è meglio che trovarsi di persona o telefonare.
Saper utilizzare al meglio i diversi strumenti di comunicazione, rende il nostro messaggio efficace. Quindi scegliamo il mezzo più opportuno e cerchiamo di metterci nei panni degli altri e di essere semplici, concisi e chiari.
Comunicare bene significa scegliere il mezzo più opportuno, ma ovviamente molto si può fare anche in tema di contenuto. Come ti raccontavo, non saper dire di no, può essere molto controproducente per le nostre energie, per il nostro tempo e anche per la nostra gratificazione personale.
Ed infine, ricorda… segreti e bugie richiedono molta più energia per stare in piedi 😉
Quindi, metti il tuo vestito da Pantalone, impara a dire ciò che pensi e dillo modo giusto.
Del resto, una comunicazione sincera e organizzata è una comunicazione efficace!
Qual è la tua musica preferita? Rock, punk. Classica? Tutte?
Ma tutti amiamo le stesse melodie o a seconda del momento del giorno e di come stiamo ce ne piacciono solo alcune?
A inizio mese ti ho parlato di resilienza versus adattamento passivo. Oggi voglio farti capire cosa significa nella vita di tutti i giorni, a casa e nel nostro tempo libero.
Un esempio tra tutti: il rispetto del nostro ciclo circadiano.
Hai mai pensato se sei una persona mattutina o serale? Qual è il momento del giorno nel quale le cose riescono meglio e con meno fatica?
Fai quest’analisi e cerca pianifica di conseguenza le tue giornate: nei momenti a te più favorevoli pianifica le attività più faticose e lascia le pause negli altri momenti: se la mattina alzarsi è una tragedia, pianifica una lenta routine mattutina e sposta il tuo allenamento di corsa nel pomeriggio. Al contrario, se la sera non vedi l’ora di andare a letto, perché non trovare un modo di leggere il libro che ti piace in treno o in bus mentre vai al lavoro?
Da sempre ci insegnano che certe cose si fanno in certi momenti del giorno, ma in verità nessuno ci insegna che prima di tutto dobbiamo adattare il nostro ritmo alle cose da fare e con questa piccola arguzia… vedrai che avrai molta più energia e farai molte più cose!
Ogni anno mi piace iniziare il blog con un concetto che proviene dal mondo naturale. E quest’anno tocca alla resilienza. Questo perché l’ho sentita a destra e sinistra, e voglio raccontarti il mio punto di vista.
La definizione di resilienza ecologica è:
“la capacità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato”
Come vedi non si parla di individuo, ma di materia vivente e comunità. Si tratta proprio della capacità di un intero ecosistema di far fronte ad un evento negativo o di un momento di stress. La Natura, si sa, non bada al buono o al bello, quindi questo significa che alcuni individui sopravvivono ed altri no. Chi si adatta e cambia sopravvive, chi non è adatto e rimane tale, non sopravvive. L’ecosistema complessivamente ci guadagna, ma non necessariamente il singolo individuo.
Questo cosa ci insegna? Che di fronte ad un evento di stress o di cambiamento ha la meglio chi reagisce attivamente e si adatta. In effetti questo principio è lo stesso della resilienza psicologica che nella sua definizione è:
“la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.”
Cosa però mi piace prendere dalla definizione della resilienza ecologica e non da quella psicologica?
Che in natura sopravvive chi si adatta, in verità chi ha le caratteristiche per farlo. Ma questo vale anche nella società umana? Vale sempre sapersi adattare?
Saper cambiare se stessi di fronte ai cambiamenti è fondamentale, come ti raccontavo tempo fa nel ciclo del cambiamento. Ci sono precisi step che ci portano ad essere consapevoli del cambiamento e, successivamente, a saperli affrontare al meglio.
Ma c’è anche un rovescio della medaglia? Adattarsi vale sempre? Bisogna anche ricordare che adattarsi contro natura, significa proprio perdere la nostra natura. Snaturasi dunque. Perdere la nostra identità, le nostre caratteristiche, dimenticare i piccoli piaceri che rendono speciali le giornate.
A volte infatti si dimentica che ogni tanto è bene saper fare il proprio check up e vedere se le cose vanno bene e se noi stiamo bene.
Ecco dunque che quado sento parlare di resilienza, tanto mi piace il concetto di cambiamento, versatilità e adattamento, quanto penso che forse… bisogna anche non snaturasi.
Quindi, visto che siamo a inizio anno ed è tempo di buoni propositi, chiediti come stai e se le cose sono come le vuoi o come invece si sono adattate nel tempo.
Non dico di stravolgere la tua vita e cambiare punto in bianco tutto quanto, ma con onestà, cerca di capire quali sono le cose che hai accettato per abitudine, ma che in verità non ti piacciono.
Ecco, questo è il primo passo verso il ciclo del cambiamento.
Provaci! Non accontentarti di ciò che capita, vivilo e sceglilo!
Il mio primo giorno dell’anno è iniziato con un gran regalo: la neve. Ho passato quasi tutta la mattina a guardare la neve che cadeva morbida sulle fronde degli alberi.
È stato un momento importante perché mi ha ricordato il valore del tempo per sé, dei momenti nei quali, in effetti, non è sempre necessario fare qualcosa, nei quali basta ascoltare. Ascoltare ciò che vediamo, ciò che sentiamo e magari è anche un buon momento per lasciare che i pensieri vaghino senza troppo controllo.
Ho scelto di iniziare il blog del 2018 condividendo quest’esperienza perché spesso mi accorgo che non sono molto brava a rallentare, a prendere del tempo per non fare nulla. Sono al contrario molto brava a organizzare tutti miei tempi e a renderli efficienti, ma in effetti… lo dico spesso: il tempo del “fare” e del “non fare” sono ugualmente importanti, ed ecco che i fiocchi di neve soffici e silenziosi me l’hanno ricordato.
Quindi concludo condividendo uno dei miei buoni proposti del nuovo anno: non essere troppo esigente e cercare di rispettare anche i miei “non tempi”.
E tu, ci vuoi provare con me?
E per ispirati un po’ ecco il breve video che ho condiviso proprio quel giorno su Instagram.
A Natale si è tutti più buoni. Ma lo siamo per davvero con tutti? Anche con noi stessi?
Per capirlo facciamo un test: dimmi dieci cose delle quali vai fiero e che hai fatto quest’anno.
Se te ne vengono in mente solo una o due o se proprio non te ne viene in mente nessuna, ho un’idea per te: quest’anno prova a farti questo regalo.
Scegli un bel vaso, anche una scatola di latta va benissimo, basta che sia un contenitore che ti piace. Prendi dei fogli di carta, magari riciclane qualcuno, e prepara dei foglietti di piccole dimensioni. Io ne ho di colori diversi per aggiungere un pizzico di allegria 😉
Bene, da oggi in poi, fino al prossimo Natale, ogni volta che sarai orgoglioso di te, che ti sarà capitato qualcosa di bello scrivilo nel foglietto, piegalo e mettilo nel tuo vaso.
Anche se ti capita qualcosa di brutto, ma hai imparato la lezione, scrivi nel biglietto ciò che vuoi ricordarti e ripeterti una volta in più.
Ecco, avrai creato il tuo vaso ben fatto.
Il prossimo anno, svuotalo e leggi tutti i biglietti. Vedrai che le cose belle che sei riuscito a fare sono ben più di quelle che ricordi sul momento e sicuramente ben più di dieci!
Lo so, pare una cosa un po’ lunga e forse quasi un gioco per i più piccoli, ma sapersi riconoscere le cose ben fatte… è un gran regalo!